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Pescara, 26/04/2026
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Data: 05/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il pm: «Che c'entra la Protezione civile?» Commissione Grandi rischi, Rossini: «C'è un errore, negli atti non si parla mai del Dipartimento»

Era tutto scritto. La commissione Grandi rischi, quella sera del 31 marzo 2009, fece male a restare ferma, a fidarsi solo delle proprie convinzioni. L'architrave dell'accusa formulata due giorni fa dai magistrati aquilani contro i componenti della commissione scientifica nazionale (sette gli avvisi di garanzia per omicidio colposo nei riguardi di Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce) è racchiusa nello studio "Prevedere i terremoti: la lezione dell'Abruzzo", finito agli atti della Procura, di due docenti del Politecnico di Milano. Secondo i docenti la Commissione avrebbe dovuto dare l'allarme e avere il coraggio di evacuare, anche a rischio di un falso allarme perché «gli stessi esperti, ognuno per la propria competenza, avevano studi e dati che andavano nella direzione di non sottovalutare lo sciame in atto». Addirittura nello studio si dice che un eventuale falso allarme con evacuazione «avrebbe avuto un costo sociale pari allo zero» poiché molti cittadini erano da giorni abituati a dormire in auto. Per i due studiosi del Politecnico «resta inspiegabile il fatto che la Commissione abbiano potuto assumersi la responsabilità di scoraggiare le iniziative di prevenzione che molti cittadini suggerivano o autonomamente assumevano». Lo studio si conclude con la considerazione che «le scosse premonitrici sono considerate dalla comunità internazionale come un reale precursore sia pure con alta probabilità di falso allarme, il rischio è molto piccolo in termini assoluti ma è comunque oltre 100 volte più grande del rischio sismico di base della zona. L'analisi condotta dalla Commissione non appare soddisfacente, almeno a giudicare dai documenti resi pubblici». Intanto, mentre si intravedono all'orizzonte 70 mila potenziali costituzioni di parti civile (ovvero dell'intera cittadinanza, tratti in inganno dalle rassicurazioni che provenivano dagli esperti della Commissione), il procuratore Alfredo Rossini, rispondendo alle accuse mosse dai vertici della Protezione civile, ha detto: «Commissione Grandi rischi: è solo questo l'oggetto, la Protezione civile non capisco cosa c'entri. Si sono arrabbiati, ma non si capisce il perché. Abbiamo sempre avuto rapporti civili, sono sorpreso. C'è un errore, chiaramente, nel senso che in tutti questi atti non si parla mai di Protezione civile. Abbiamo capi d'imputazione precisi, che sono stati contestati e depositati. In tutti questi non c'è menzione della Protezione civile».
Sul caso non mancano commenti. I dirigenti dell'Ingv hanno espresso solidarietà a Boschi e Selvaggi raggiunti dagli avvisi di garanzia sottolineando la correttezza e la serietà del lavoro condotto. Per Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, «non è la magistratura che può decidere in ambito scientifico sul merito di teorie sulla prevedibilità o meno dei disastri geologici». Il vice presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda: «In una materia così delicata come le previsioni di terremoti, sulle quali in nessuna parte del mondo si è giunti a risultati certi, ci vuole molta prudenza nella valutazione delle responsabilità da parte di tutti. Anche da parte della magistratura. La Commissione rischi della Protezione civile vanta tecnici di valore, alcuni dei quali con incarichi di rilevanza all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e al Centro nazionale terremoti. Ipotizzare che le valutazioni scientifiche, per loro natura discrezionali, di tecnici di tale statura possano produrre effetti configurabili con un'ipotesi di reato gravissima come è l'omicidio colposo, mi sembra francamente eccessivo. E non mi sembra pertinente con le regole di un'inchiesta giudiziaria che un magistrato affermi di "sperare di arrivare a un risultato conforme a ciò che la gente si aspetta"«. Infine Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale abruzzese dell'Idv giudica come «necessaria l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull'attività messa in campo dalla commissione Grandi rischi che si riunì all'Aquila».

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