PERUGIA. Diego Anemone non collabora coi pm di Perugia che indagano sugli appalti dei Grandi eventi. Una comunicazione formale mette fine alla presunta trattativa con la procura che gli avrebbe giovato sul fronte del commissariamento delle aziende del suo gruppo.
Sei aziende in tutto, quattro operanti in materia edilizia e due sportive. Mercoledì il gip Massimo Ricciarelli deciderà se la gestione della Anemone costruzioni srl, della Redim 2002, della Tecnocos, della Alpi, e delle sportive Salaria sport village (dove sono aumentati gli ingressi nelle ultime settimane) e Sportiva romana verrà affidata a un commissario. Che di certo, in particolare per quanto riguarda le società di costruzioni, non avrebbe la competenza e soprattutto i rapporti dell'uomo indagato per associazione a delinquere e corruzione. Le aziende del gruppo imprenditoriale fatturano milioni di euro ogni anno, contano circa 750 dipendenti - operai, massaggiatrici, istruttori, cuochi, impiegati, muratori, geometri, architetti - che potrebbero indirettamente risentire dell'atteggiamento processuale dell'uomo che si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'ufficio del pm Sergio Sottani che lo aveva convocato per avere chiarimenti nell'inchiesta in cui tutto sembra ruotare attorno a lui. L'incontro era durato il tempo di ribadire un concetto secco di nessuna apertura ai magistrati inquirenti. La procura non ha depositato gli atti, la difesa che dall'inizio aveva negato qualsiasi tipo di collaborazione quindi non conosce le carte che ha in mano l'accusa. Un aspetto da chiarire per gli inquirenti resta la modalità dell'ottenimento da parte di Anemone del Nos (Nulla osta di sicurezza), una sorta di lasciapassare che consente di svolgere lavori anche per strutture delicate come quelle dei servizi segreti