CHIETI - Per il capogruppo Udc in Consiglio regionale, Antonio Menna, «il richiamo forte del segretario generale della Cisl Abruzzo, Maurizio Spina, che sollecita la Regione a cambiare passo e cultura per accelerare decisioni sui provvedimenti da adottare, ma anche per attivare tutte le risorse disponibili per lo sviluppo, è condivisibile e va perseguito in tempi brevi».
Menna ha parole dure per la classe politica abruzzese, che «non puo' restare insensibile di fronte a queste sollecitazioni che vengono dal mondo del lavoro, che invoca politiche concrete per lo sviluppo e l'occupazione. Le riforme non camminano, da quella della sanità a quella sull'industria e sull'innovazione, a quella dei trasporti,a quella per la casa,a quella urbanistica. Se togliamo lo sforzo che si sta producendo attorno ai problemi del dopo-sisma e delle aree del cratere esiste però un altro Abruzzo che attende risposte e decisioni precise. E' l'Abruzzo dei giovani e dei non occupati, dei cassaintegrati e di quelle persone che soffrono e perchè un lavoro non lo hanno più, ma anche delle tante famiglie che sono entrate nella fascia delle nuove povertà, fortemente aumentate. C'è poi un Abruzzo che può' e deve garantire la ripresa di un'economia che oggi va a velocità diverse nelle realtà territoriali abruzzesi».
E poi c'è il problema delle riforme e del funzionamento delle istituzioni regionali: «Troppe cose non vanno. C'è un'assemblea regionale stanca e in affanno. C'è bisogno di cambiare alcuni meccanismi di funzionamento che appaiono farraginosi e includenti. Ma c'è anche un esecutivo che cammina troppo lentamente rispetto alle attese della gente».
Dunque «s'impone la necessità di inaugurare una stagione nuova nella politica regionale. La classe politica deve dare segnali nuovi per recuperare credibilità. I tagli ai costi della politica vanno affrontati con determinazione: dalle riduzioni delle indennità dei consiglieri alla riduzione dei numero di consiglieri e assessori.Giorni fa avevo rinnovato una vecchia proposta: 35 consiglieri e 8 assessori; drastico taglio a molti enti regionali a cominciate dagli Ater, dagli Ato, dai Consorzi di bonifica a quelli industriali,alle decine di società di trasporto ricorrendo non ai Commissari esterni ma utilizzando le professionalità interne ( dirigenti e funzionari regionali).Il secondo aspetto è legato alla nuova cultura politica che proprio in Consiglio regionale puo' essere inaugurata con spirito diverso. Parlo di quella solidarietà, o di quel patto tra politica e forze sociali, impegnate insieme a costruire il nuovo Abruzzo, che deve rimettersi in moto con l'aiuto di tutti. Se la Giunta regionale si renderà conto che in una fase così delicata non puo' chiudersi in se stessa ma aprirsi alla partecipazione e al confronto costante allora, forse, la prospettiva sarà meno incerta e forse una nuova speranza potrà concretizzarsi».