ROMA. Le intercettazioni? «Sono uno strumento utile di cui però, purtroppo, nel nostro paese si tende ad abusare, e spesso con intenti che non hanno nulla a che vedere con la giustizia, ma piuttosto con il pettegolezzo e il gossip di bassa lega». Silvio Berlusconi dimentica l'allarme lanciato dai magistrati, dai funzionari di polizia, dalle opposizioni e torna ad attaccare le intercettazioni. Lo fa alla vigilia della giornata decisiva per il contestato disegno di legge. Oggi pomeriggio tornerà a votare il Senato. Ma già questa mattina si cercherà l'accordo definitivo con i finiani nell'ufficio di presidenza del Pdl. Il governo comunque non esclude la fiducia.
In arrivo ci sono nuove sanzioni per gli editori, che non saranno puniti solo con una sanzione amministrativa ma potrebbero essere chiamati a rispondere anche penalmente. La maggioranza starebbe pensando di introdurre una nuova fattispecie di reato per gli editori. Quel che è certo è che le multe saranno salatissime. Se i giornali pubblicheranno intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione, gli editori dovranno pagare da un minimo di 100 a un massimo di 300 quote: ogni quota può valere dai 258 euro agli oltre 1500 euro. Questo vuol dire che si tornerebbe al pagamento dei 450 mila euro previsti in un primo momento.
Con due modifiche annunciate ieri, cambia di nuovo la norma transitoria: si stabilisce che la legge entrerà in vigore soltanto 30 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (questo vuol dire che ci sarà una vacatio legis) e che le nuove norme non si applicheranno ai processi in corso. Resta invece l'obbligo per il Pm di avvertire il Vaticano se ad essere indagato o intercettato è un ecclesiastico.
Le modifiche renderanno più digeribile la legge bavaglio? Roberto Maroni si dice «soddisfatto» delle soluzioni trovate per le intercettazioni ambientali perché «accolgono» le richieste degli investigatori. L'emendamento prevede che, tranne che nei luoghi di «privata dimora», le «cimici» si potranno predisporre anche se non vi è motivo di ritenere che lì, dove si intende controllare, si stia svolgendo un'attività criminosa. «Abbiamo trovato una buona soluzione perché c'erano questioni in sospeso, soprattutto per le limitazioni considerate eccessive dalla polizia», spiega il ministro dell'Interno.
Restano invece immediatamente applicabili tutte le misure che rigurdano i divieti di pubblicazione degli ascolti e degli atti di indagine. E resta invariata anche la possibilità per il Pm di reiterare di 48 ore in 48 ore la durata delle intercettazioni, una volta superato il tetto dei 75 giorni. Il meccanismo delle proroghe sembrava potesse sbloccare il confronto tra maggioranza e opposizione, invece la trattativa si è nuovamente arenata. Pd e Idv hanno confermato il secco no al provvedimento, l'Udc ha chiesto sul punto specifico che si trovi una «nuova soluzione». Contro l'approvazione della legge, oggi i poliziotti del Silp-Cgil protesteranno davanti al Senato.