PESCARA - E adesso tutti zitti, intima il presidente della Regione Gianni Chiodi a consiglieri e assessori. L'esito delle due riunioni del Pdl, una di maggioranza e un'altra del gruppo convocate per far sbollire gli animi e le polemiche degli ultimi giorni, è affidato a due entusiastici comunicati di poche righe. «I partiti della maggioranza hanno espresso piena condivisione sulla manovra di bilancio che la giunta regionale si appresta a presentare in consiglio», recita un documento. Consenso pieno consenso incondizionato viene espresso dal Pdl al presidente, che ieri in pratica ha messo la "fiducia" sul suo operato, costringendo anche i più recalcitranti a dirgli che va tutto bene. Ma soprattutto Chiodi ha contestato a Giuliante le lettere e le dichiarazioni finite sul Messaggero: insomma i panni sporchi si lavano in casa. Nella riunione di maggioranza di ieri mattina all'Aquila il presidente si è impegnato a rivedere la manovra di bilancio, ma lo scippo all'Aquila resta: i 17 milioni di euro non torneranno nelle tasche dei terremotati.Chiodi chiederà una dilazione per i debiti della mobilità, ma se questo rinvio non dovesse essere accordato i soldi dovranno essere usati per i pagamenti. E tutti gli altri finiranno nelle tasche di circoli e circoletti ben distribuiti nei territori dei vari consiglieri, che a questo punto non hanno più protestato: lo scippo passerà, bene edulcorato. E nel frattempo un'altra tegola cade sull'Aquila: ieri la giunta ha rinviato la delibera con cui avrebbe dovuto ristorare in parte le casse di Abruzzo engineering e così il presidente del cda Francesco Carli ha annunciato che domani proporrà la messa in liquidazione della società. Duecento famiglie ora rischiano di finire sul lastrico. Tutto questo accadeva mentre Chiodi chiedeva ai suoi di fare quadrato intorno a lui. Alla fine della riunione, il presidente ha imposto a tutti di non parlare con i giornalisti. In compenso è uscito un comunicato che recita così: «Il gruppo consiliare del Pdl, ha ribadito la piena condivisione del percorso di governo del presidente Chiodi. Il gruppo ha sentito fortemente tale esigenza perchè nelle cronache si è inteso evidenziare una distanza tra i consiglieri regionali del Pdl e il loro presidente. Qualsiasi interpretazione in difformità da quanto sopra non risponde al pensiero della totalità dei consiglieri del Pdl». Dei consiglieri del Pdl forse no, ma chissà che ne pensano i due pincher di Giuliante (quelli ai quali il capogruppo ribelle voleva affidare le sue esternazioni, sul modello dell'associazione mogli degli ufficiali).