| |
|
| |
Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.354
|
|
|
|
|
|
|
08/06/2010
Il Messaggero
|
Città in disarmo dopo un anno di Mascia
Grandi opere al palo, strade sporche, savane. E una maggioranza a pezzi e litigiosa.
|
|
E' trascorso un anno da quando Pescara ha scelto di cambiare guida della città. Nella notte dell'8 giugno 2009 Luigi Albore Mascia usciva vincitore dal confronto elettorale con Marco Alessandrini, candidato del Pd: solo quando la quota del 54% si è consolidata, il neo sindaco s'è concesso il brindisi di esultanza insieme con la sua squadra. A distanza di dodici mesi - che sembrano un'eternità - una semplice passeggiata in città evidenzia molte più ombre che luci nella nuova gestione. Il fatto che il secondo brindisi di Luigi Mascia sia arrivato il 23 aprile scorso in consiglio comunale per l'approvazione in extremis del bilancio - in un clima da "scampato pericolo" - evidenzia in maniera chiara e netta i rischi e le incertezze di una navigazione a vista da parte del governo cittadino. Il grave errore di Albore Mascia è stato l'aver vissuto questi primi dodici mesi con l'ossessione di un fantasma: quello del suo predecessore Luciano D'Alfonso. Un anno trascorso col torcicollo di chi s'è continuamente guardato indietro, che non vuol dire però guardarsi le spalle: le coltellate nella schiena gli sono arrivate o, in altre parole, il sindaco se le è cercate: leggi lo scontro con Teodoro, assessore-aggiunto che fu nominato dopo gli altri e poi defenestrato già a fine anno; la richiesta di rimpasto avanzata da Pescara Futura (con scippo delle deleghe di Teodoro) e le minacciate dimissioni del capogruppo del Pdl Lorenzo Sospiri; ancora le ostilità di Teodoro sul Triennale, la sua sostituzione in giunta con D'Ercole, fino alla drammatica frattura con i catoniani usciti dal gruppo del Pdl e che ancora oggi rivendicano rispetto e dignità condizionando l'attività del Palazzo. Motivazioni e circostanze che forniscono perciò una doppia chiave di lettura di quest'annata turbolenta: una amministrativa e un'altra politica. A un osservatore neanche troppo attento la passeggiata in centro e in periferia consente di annotare le savane nelle aiuole come nei terreni pubblici e privati abbandonati all'incuria; le strade ancora troppo sporche nonostante la battaglia quotidiana dei netturbini di Attiva; le duemila buche censite sulle strade e che squadre di operai coprono a fatica col badile; per non parlare della voragine scandalosa aperta nel centralissimo Corso Umberto. E' ciò che vedono i giornalisti ma vedono anche e soprattutto i pescaresi che alla nostra redazione spediscono decine di email ogni giorno: da via Di Sotto, dove più delle erbacce indigna il cratere che s'è aperto da nove mesi (sul caso il Comune annuncia un super vertice); dal parco della Pineta, con piante malandate, sporcizia e un laghetto che grida vendetta per quant'è putrido. Per non dire dei mali di stagione: le spollonature mai effettuate sulle piante, il ripascimento delle spiagge erose annunciato e mai realizzato, con buona pace degli amici balneatori che tacciono senza pudore; così come non c'è traccia del dragaggio nonostante il porto fosse tra le priorità del programma elettorale per il rilancio turistico. Niente. Ma quello che non si vede e che nessuno fotografa, se possibile, è ancora peggiore: è l'impasse che l'amministrazione Mascia è costretta a vivere dovendo ogni giorno fare i conti con vecchi e nuovi alleati che mettono il sindaco all'angolo per il rispetto del patto elettorale. Impasse che frena l'azione amministrativa e che rende vane le promesse elettorali sbandierate un anno fa dal candidato sindaco del Pdl. Le conseguenze sono evidenti: non un passo avanti è stato fatto sulle grandi opere e sulle grandi questioni: il traffico, ad esempio, ha registrato la sola riapertura della rampa dell'asse attrezzato che conduce in centro, con foto ricordo dell'Ardizzi genuflesso ai piedi del neosindaco. Un anno trascorso all'insegna del cancellare i segni del recente passato più che al fare: salvo poi rimangiarsi le critiche al Ponte del Mare, diventato straordinaria icona della città. Di area di risulta non si parla più, se non nei proclami delle buone intenzioni. Solo una ripulita in un angolo sgarrupato, niente a che vedere con l'appalto per parco e parcheggio. Infrastrutture in ritardo anche per parcheggi di scambio, ponte nuovo e Pendolo, ed ancora congiungimento di due strade strategiche come via Ferrari e via Caravaggio. E se si parla di teatro è solo perché soldi e progetto sono assicurati dal gonfio salvadanaio di Mattoscio. E' passato solo un anno e non già cinque, ma il tempo vola: il giovane Luigi Mascia si sta rendendo conto delle difficoltà nel tenere il timone della città ma può ancora farcela ad invertire la rotta, a cambiare marcia, ad incidere su un percorso di cambiamento e di sviluppo che la città gli ha chiesto un anno fa, a cominciare dai commercianti che oggi, delusi, sono i primi a criticarlo. Guidare Pescara non vuol dire attrezzare un gazebo a piazza Salotto né spendere 300mila euro per lo Stadio del mare e tantomeno pensare alle trasferte del Milan. Buon lavoro.
|
|
|
|
|