ROMA. «Il Csm intervenga a tutela dei magistrati dell'Aquila che hanno messo sotto inchiesta la Protezione civile per non aver allertato la popolazione sulla possibilità di un imminente terremoto e che sono stati accusati dal presidente del Consiglio di essere politicizzati e di aver messo a rischio l'opera della Protezione civile nei luoghi del disastro»: è quanto chiede la maggioranza dei consiglieri in un documento che sta per essere presentato al Comitato di presidenza. Sottoscritta da 14 consiglieri su 25 (non l'hanno firmata i togati di Magistratura Indipendente e dei laici del Pdl), la richiesta fa esplicito riferimento alle dichiarazioni del presidente del Consiglio.
L'intervento richiesto è «a tutela dell'indipendenza, del prestigio dei magistrati e della funzione giudiziaria», perché in sostanza i consiglieri hanno ritenuto denigratorie e offensive per i pm dell'Aquila le parole del premier. Il documento è stato firmato dai tre togati del Movimento per la Giustizia (Mario Fresa, Ciro Riviezzo, Dino Petralia), da tre consiglieri di Magistratura democratica (Livio Pepino, Betta Cesqui e Fiorella Pilato), da tre laici di sinistra (Mauro Volpi, Enzo Siniscalchi, Tina Tinelli), e da cinque togati di Unicost (Fabio Roia, Roberto Carrelli Palombi, Francesco Mannino, Alfredo Viola, Luisa Napolitano). Dichiarazioni «irresponsabili», «molto gravi e denigratorie» e nel migliore dei casi «poco istituzionali».
«Quelle di Berlusconi sono dichiarazioni irresponsabili», dice Mauro Volpi, laico di sinistra, «sia perché ventilano attentati a danno della Protezione civile, sia perché delegittimano il ruolo del pm. Semmai, chi ha dato spazio alla possibile commissione di fatti di corruzione sono state le ordinanze che hanno dato enorme potere alla Protezione civile sottraendola a ogni controllo». Infine Mario Fresa, togato del Movimento per la Giustizia, fa notare che le parole del premier sono «dello stesso tenore» di quelle pronunciate in passato che hanno già portato il Csm a intervenire a tutela della magistratura».