L'AQUILA. Signor presidente del consiglio, ho atteso fino a ora (sono passate da poco le 22) una sua smentita o precisazione a quella sua frase «qualcuno dei parenti delle vittime potrebbe sparare in testa» a Bertolaso o altri dirigenti della Protezione civile.
Nessuna precisazione, nessuna smentita. E allora le dico, rubando la frase a un ex presidente della Repubblica «questa volta non ci sto». Lei potrebbe ribattere che non ha generalizzato ma ha parlato di "qualcuno", fra i parenti delle vittime del sisma, con la «mente fragile» che, istigato anche dall'azione dei magistrati, potrebbe maturare un folle gesto. Le chiedo: secondo lei, una persona come me - e come tantissimi altri aquilani - che in venti secondi ha perso la famiglia, gli amici, la casa, il paese, la propria città, la propria storia, può ancora avere una mente che non sia ogni giorno tormentata, travolta da emozioni contrastanti, in bilico fra lasciarsi andare o spingersi, nonostante tutto, in avanti? La mia potremo definirla una mente fragile? Forse sì, ma non per questo immagino di uccidere chicchessia. Lei, il 25 aprile del 2009, davanti al monumento che ricorda la strage nazista di Onna, mi disse: «Quello che le è accaduto è una cosa terribile, io ogni giorno vivo con l'incubo di ricevere una telefonata con la quale mi si dice che è successo qualcosa ai miei figli». In quella sua frase e anche nell'espressione con la quale la pronunciò vidi un coinvolgimento sincero che trovò conferma in un altro paio di incontri pubblici che ho avuto con lei, compreso quello nello studio di Porta a Porta quando con mia grande sorpresa mi parlò di mio figlio Domenico e della sua passione per il Milan. Segno che aveva chiesto ai suoi collaboratori qualcosa su di me e sulla passioni dei miei ragazzi. Oggi lei di fatto mi definisce un potenziale assassino, visto che sono, fra l'altro, uno di quelli che ha presentato l'esposto alla Procura per chiedere l'apertura di una indagine su ciò che avvenne il 31 marzo del 2009 quando dopo una breve riunione la commissione grandi rischi lanciò un messaggio rassicurante agli aquilani su una possibile forte scossa di terremoto in arrivo. Le sembrerà strano ma io spero che tutti i componenti della Commissione grandi rischi (la protezione civile non c'entra nulla) escano a testa altissima da quell'indagine perché significherebbe che in quei giorni mi sono fidato di persone scrupolose, capaci di fare il loro lavoro, preparate. In caso di condanna avrei un ulteriore senso di colpa perché i giudici di fatto stabilirebbero che invece mi sono fidato di improvvisatori, di stregoni come quelli che incontravo da ragazzo sugli albi a fumetti di Tex o Zagor. Ieri pomeriggio sono stato invitato dalle Suore di Onna a partecipare all'iniziativa che le scuole paritarie (cattoliche) hanno organizzato per ringraziare in particolare la Protezione civile per il lavoro svolto nella costruzione di strutture scolastiche (i musp) sostitutive di quelle distrutte dal terremoto. A un certo punto è arrivato Guido Bertolaso. Se avessero avuto un senso le parole del presidente del consiglio uno si sarebbe aspettato quantomeno qualche fischio da parte delle 900 persone presenti, tutte aquilane. Invece no. E' partito un applauso lunghissimo con grida di «bravo», «grazie». I bambini (ma anche le mamme e i papà) l'hanno trattenuto a lungo per firmare autografi, complimentarsi. E lui dal palco a ripetere: «Voi aquilani mi siete nel cuore e ci resterete per sempre». Leggo sulle agenzie che prima di venire all'Aquila Bertolaso aveva avvertito Palazzo Chigi. Avrà chiesto il permesso? O magari una scorta? Caro presidente, dal sei aprile mi faccio una domanda: i miei figli meritavano un padre migliore? Capace di proteggerli meglio? Non ho trovato una risposta, ma lei non può farmi passare per potenziale assassino. Questo no, non glielo permetto.