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Pescara, 20/04/2026
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Data: 09/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Neoassunti, la pensione sarà un miraggio. A decidere sarà l'aspettativa di vita, giovani a riposo non prima dei 70 anni. L'allungamento sarà calcolato sui dati Istat.

ROMA. Si dovrà lavorare più a lungo. Lo dicono le norme europee (che hanno allungato l'età pensionabile a 65 anni per le donne del pubblico impiego), lo dice la nuova manovra finanziaria (che di fatto fa slittare la finestra, una volta maturato il diritto) e lo dice il «regolamento» messo a punto dai ministri Sacconi e Tremonti che prevede uno slittamento delle pensioni in virtù delle migliorate aspettative di vita.
I conti sono complessi, ma si calcola che, in media, si dovrà lavorare dai 2 ai 5 anni in più. I conti pubblici ci guadagneranno perché lo Stato andrà a risparmiare, a regime, circa 87 miliardi euro. Ma solo a regime, perché per ora ci saranno aggiustamenti di lieve entità. «Il risparmio, almeno all'inizio - dice il ministro Giulio Tremonti - sarà estremamente basso. Può essere molto importante dal punto di vista della Ue, ma dal lato finanziario parliamo di numeri piccoli».
E a regime chi inizia oggi la vita lavorativa potrà godersi la pensione solo a 70 anni (se di vecchiaia) o a 66 (se di anzianità, cioè in base ai contributi versati).
Si comincia con le donne della pubblica amministrazione. Per disposizione della Corte europea, dal primo gennaio 2012, con decisione di cui si parlerà domani nel consiglio dei ministri come annuncia il ministro Brunetta, l'età pensionabile sarà alzata a 65 anni (ora siamo a 60, 65 su base volontaria).
Importante è anche il decreto (nei palazzi della politica lo chiamano «decretone») in approvazione in questi giorni che prevede lo slittamento delle «finestre». Dal 1 gennaio 2011, chi avrà maturato il diritto alla pensione avendo i requisiti di anzianità e vecchiaia, dovrà aspettare, per via della nuova «finestra a scorrimento» altri 12 mesi (se dipendente) o 18 mesi (se autonomo) per ottenere la pensione.
La parte più importante della riforma, però è quella del «regolamento» Sacconi-Tremonti, passato un po' alla chetichella proprio mentre si discuteva della manovra. In base a queste norme dal 1º gennaio 2016, e ogni tre anni, l'età della pensione potrebbe essere alzata di 3 mesi alla volta cioè un mese all'anno, basandosi sulle statistiche Istat sull'aspettativa di vita. Facciamo qualche esempio. Chi lavora da 20 anni e andrà in pensione nel 2031 dovrà aspettare, se uomo, fino a 68 anni per avere la pensione di vecchiaia (tre anni in più rispetto alle regole attuali), e fino a 65 anni per andare in pensione di anzianità (quattro anni in più). Per i giovani appena assunti, invece, con il pensionamento nel 2050 (cioè dopo 40 anni di lavoro) ci vorranno almeno 69 anni e 4 mesi di età (per la pensione di vecchiaia) e 66 anni e 4 mesi per quella di anzianità: 5 anni in più rispetto ad oggi.
Immediate le polemiche. Epifani (Cgil) interviene sulle pensioni a 65 anni per le donne del pubblico impiego: «E' iniquo per chi si trova in quella fascia». Poi il sindacalista aggiunge: «Il governo ha varato provvedimenti-spot per fare cassa e ora deve anche subire la decisione Ue. E comunque tutte le novità di questi giorni costituiscono un peggioramento del quadro sia per i lavoratori privati che autonomi». D'accordo con il governo la presidente di Confindustria, Marcegaglia: «E' una strada che va percorsa. E' un'esigenza che abbiamo più degli altri paesi, perché siamo già sbilanciati. La nostra spesa pensionistica è già molto alta». Invece il ministro Brunetta interviene ancora sulla decisione europea di alzare: «Ci sono ancora i tempi per preparare un emendamento al decreto».

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