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Pescara, 20/04/2026
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Data: 09/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Protezione civile a rischio in Abruzzo». Per Berlusconi le accuse del Pm sul mancato allarme potrebbero spingere qualcuno a sparare sui volontari

Un putiferio. Un altro. E i riflettori del mondo sono di nuovo puntati sull'Aquila. Ancora una volta piovono critiche sul «lavoro serio» della Procura, dopo l'annuncio della chiusura delle indagini preliminari sulle responsabilità della commissione Grandi rischi (sette avvisi di garanzia per omicidio colposo per non aver adottato provvedimenti preventivi), che avrebbe potuto evitare, dando per tempo un allarme ritenuto possibile e, magari, evacuando la città, che il terremoto di un anno fa mietesse 308 vittime. C'è, soprattutto, una frase del procuratore capo, Alfredo Rossini, che ha fatto «rabbrividire»: «Speriamo di arrivare a un risultato conforme a quello che la gente si aspetta». Ebbene, la frase che, evidentemente, si presta a equivoci, ha attirato su Rossini il sospetto che voglia ergersi «a giudice del sentimento popolare forcaiolo». Ma è nulla in confronto alla reazione scatenata da Silvio Berlusconi che, ieri, alla 60° assemblea nazionale di Federalberghi, ha rivelato di aver detto agli uomini della Protezione civile di non venire in Abruzzo «o almeno di farlo senza insegne o senza rendersi riconoscibili» proprio perché, dopo la vicenda giudiziaria sul «mancato allarme» per il terremoto, «c'è il rischio che qualcuno, che magari ha avuto dei familiari morti sotto le macerie e con una mente fragile, spari loro in testa». Una dura critica, avanzata anche nel corso dell'ufficio di presidenza del Pdl, alla "magistratura politicizzata" che, accusando la Protezione civile di non avere allertato la popolazione dell'Abruzzo della possibilità di un imminente terremoto (ma Rossini ha già avuto modo di chiarire che negli atti si parla solo di commissione Grandi rischi, ndr), ha messo a rischio l'opera della Protezione civile nei luoghi del disastro. Un'accusa «assurda», secondo il Cavaliere, che ha messo in evidenza come l'azione della magistratura stia mettendo a repentaglio l'opera di ricostruzione. «Hanno creato un clima tale per cui la Protezione civile non può più mettere piede all'Aquila perché rischia di essere aggredita dalla gente», è stato il ragionamento del presidente del Consiglio. Immediata, garbata e serena la brevissima replica di Rossini: «Non entro in polemica. Continuiamo a lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi vigenti». «Rischio di spari in testa per gli uomini della Protezione civile? Ormai siamo al delirio» ha affermato, invece, il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. «Ve l'immaginate Obama, la Merkel, Sarkozy - continua Donadi - fare un'affermazione del genere? Impossibile. Il premier italiano, invece, si lascia andare a pericolosissime affermazioni che avvelenano il clima e alimentano la tensione». «Sono parole rancorose e incendiarie, Berlusconi getta benzina sul fuoco e dimostra, ancora una volta, la sua completa sfiducia nella magistratura - ha aggiunto la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti -. Arrivare a evocare il pericolo di spari in testa agli uomini della Protezione civile è da irresponsabili e ha tutto il sapore di un tentativo di influenzare le indagini. Berlusconi manca di rispetto agli aquilani, che aspettano, con serenità, giustizia». «Se il premier ha elementi, li riferisca alla magistratura, altrimenti le sue sono solo parole pericolosissime ed eversive e chi usa un tale linguaggio non può fare il primo ministro di un Paese civile» è stato il commento di Orazio Licandro della segreteria nazionale del PdCI. «Come sempre, Berlusconi pur di proteggere se stesso e i suoi indifendibili uomini attacca magistrati e giornalisti: è patetico» ha spiegato il senatore abruzzese dell'Idv, Alfonso Mascitelli, esprimendo «solidarietà al procuratore». Augusto Di Stanislao, deputato sempre dell'Idv, ha chiosato: «Chieda subito scusa». Prese di posizione contro il premier anche di Pierluigi Bersani («Berlusconi non faccia vittima, ma suo dovere»); Maurizio Acerbo («L'unico che spara è lui»); Giovanni Legnini («Frasi gravi come diversivo»); Filippo Piccone («Da sinistra risse mediatiche»).

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