Molto, del futuro della città, dipenderà da questo mese e da come uscirà dalle Camere la manovra finanziaria correttiva dei conti pubblici. I primi segnali, però, sono nerissimi. Alla già difficile vicenda della proroga della sospensione della tassazione (che nel provvedimento di Tremonti è prevista fino al 15 dicembre per soli autonomi con volume d'affari fino a 200mila euro), sulla quale il Governo non dà alcun segnale di apertura, si aggiunge un altro fronte a dir poco preoccupante. L'articolo 43 della manovra, su cui è cominciata la discussione in commissione al Senato, prevede il totale snaturamento della zona franca urbana. La denuncia è del deputato del Pd, Giovanni Lolli: «Cambia il nome e conseguentemente lo scopo della norma. Non più zona franca ma zona "a burocrazia zero". Non ci sono più sgravi fiscali e sgravi contributivi per cinque anni, ma solo un iter facilitato dal punto di vista procedurale per chi vuole aprire una nuova attività. La norma precisa che le risorse stanziate, nel caso dell'Aquila 45 milioni di euro in tutto, sono nelle disponibilità del sindaco per elargirle ad eventuali aperture di nuove attività». Critiche anche Marinella Sclocco del Pd («Ecco un altro regalo dal centrodestra abruzzese») e Stefania Pezzopane («Non contento di aver "gabbato" i cittadini oggi il Governo elimina la "Zona Franca" per L'Aquila, propagandata come cosa fatta, ed oggi in maniera grottesca trasformata in "Zona a burocrazia zero". Una vera beffa»). Da quanto è possibile capire, dunque, non si prevede più un vantaggio fiscale automatico per più anni, ma un aiuto discrezionale nelle competenze del sindaco fino ad esaurimento dei 45 milioni di euro stanziati. Lolli ha annunciato battaglia, ma comincia a serpeggiare una certa rassegnazione: «L'amara considerazione - dice Lolli - è che sulla nostra testa arriva oramai una tegola al giorno. Prima l'assurda vicenda delle tasse, poi la notizia che i già esigui fondi a disposizione della ricostruzione arriveranno con il contagocce, in seguito quella che la Protezione Civile per l'emergenza ha lasciato un buco di 400 milioni di euro, poi l'incredibile scippo operato dalla Giunta regionale dei 23 milioni di euro, infine lo spostamento dei 45 milioni dell'assicurazione dell'ospedale dell'Aquila a copertura del debito sanitario regionale. Ora anche lo snaturamento della zona franca. È arrivato il momento di levare una fortissima protesta unitaria». Protesta che l'Ugl già propone con una serrata generale. Tutti uniti, dice il segretario Piero Peretti, «per manifestare compattamente l'enorme disagio che L'Aquila sta vivendo». «Se l'articolo 39 della manovra economica varata da Tremonti non verrà modificato - dice -, il nostro territorio subirà il definitivo colpo di grazia». Tra l'altro le aziende dell'area del cratere hanno solo due settimane per regolare la loro posizione in relazione ai contributi previdenziali non versati nel 2009 a causa del terremoto. Mercoledì 16 giugno - giorno di mobilitazione dei comuni dell'area del cratere per promuovere una piattaforma alternativa alle disposizioni dettate dalla manovra correttiva sulle agevolazioni fiscali per le zone colpite dal terremoto del 6 aprile 2009 - scadrà infatti la prima delle 60 rate con cui dovranno essere restituiti contributi e tributi Inps e Inail non versati nel periodo aprile-novembre 2009. Un provvedimento che riguarda artigiani, commercianti, imprese della ricostruzione, lavoratori autonomi agricoli, nonché liberi professionisti e committenti, secondo quanto riportato da una comunicazione Inps del 29 gennaio scorso. «Le aziende sono in forte difficoltà - spiega la consulente del lavoro Miria D'Amico -, per regolare la posizione dei loro dipendenti. In caso contrario si rischia di finire inadempienti». Una situazione che può avere ripercussioni soprattutto sul settore edile e dell'indotto.