ROMA. Frutto della cultura catto-comunista e di un compromesso fatto 62 anni fa, parla solo di lavoro, mai di mercato, fare le leggi così è un «inferno». Silvio Berlusconi ce l'ha con la Costituzione, che con la sua «architettura datata» rappresenta a suo dire un vincolo e «condiziona pesantemente l'attività di governo». Il nuovo attacco lo assesta dal palco dell'assemblea della Confartigianato, dove si dichiara «imprenditore in prestito».
Così per Berlusconi l'Italia «è tra i Paesi europei in cui è più difficile fare impresa, colpa della cultura comunista che dagli anni'70 è stata dominante e che guarda con sospetto gli imprenditori. Chi fa impresa è un truffatore, un evasore, uno sfruttatore per definizione». Se la prende con l'articolo 41, di una «carta molto datata», influenzata dai compromessi tra democristiani e comunisti, «dove si parla molto di lavoro e quasi mai d'impresa». Un giudizio negativo che si estende a tutti quegli aspetti che frenano l'azione di governo.
Per questo davanti agli artigiani evoca «una stagione per la liberalizzazione dell'attività d'impresa confermando l'idea del ministro Tremonti di sospendere per due o tre anni autorizzazioni, permessi, licenze. Un modo anche questo per consolidare un legame con la platea, come quando tra il serio e il faceto propone al presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini la poltrona del ministero dello Sviluppo economico «se non fosse che ho già ricevuto un no da Emma Marcegaglia». Infine, l'invito ai piccoli imprenditori è a spingersi nel grande mercato cinese «un paese straordinario a cui dobbiamo guardare per esportare i nostri prodotti». «Me l'ha detto mia figlia, se non avessero avuto il comunismo, sarebbero i padroni del mondo».
Chiuso il capitolo economico sposta il mirino sulla magistratura. Giudici e Consulta in combutta per cambiare le leggi. E contro la riforma delle intercettazioni secondo il premier «c'è solo una piccola, piccolissima lobby di magistrati e giornalisti, mentre la grandissima maggioranza italiana è stanca di non poter usare il telefono perché teme di essere spiata». Il fronte giustizia non si esaurisce. Sulle inchieste sul G8 Berlusconi afferma che «non c'è stata nessuna cricca dietro i 390 appalti del terremoto in Abruzzo e mi spiace che poi si tenti di gettare fango su ciò che è stato fatto dalla nostra protezione civile».
Immediata e durissima la reazione del leader del Pd Bersani che dalle telecamere di Repubblica tv si rivolge direttamente al premier: «Tu hai giurato sulla Costituzione, se non ti piace vai a casa». L'accusa è accompagnata dal sospetto che il premier voglia alzare lo scontro per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica, in un momento in cui si sta varando una manovra di sacrifici. Antonio Di Pietro gli ricorda che «solo nei modelli fascisti si può fare a meno delle regole costituzionali e del Parlamento». Se per l'Italia dei valori le parole del premier hanno un carattere «eversivo», la maggioranza minimizza. «E' vero che la Costituzione è datata, dal premier giuste preoccupazioni», commenta il ministro Frattini, mentre Sandro Bondi attacca Bersani che «dovrebbe avere più rispetto, senza rifugiarsi dietro l'idolatria della Costituzione». Preoccupata la reazione dell'Associazione magistrati che esprime «stupore» per le parole del presidente del consiglio che alimenta il clima di «tensione e di scontro tra i poteri dello Stato» mentre le «invettive» rivolte alla magistratura e alla Corte costituzionale che non fanno altro che «delegittimare» le istituzioni. Tra toghe e premier è di nuovo conflitto aperto: oggi il Consiglio Superiore della Magistratura apre un nuovo fascicolo a tutela dei magistrati dell'Aquila che indagano sul mancato allarme alla popolazione e oggetto di aspre critiche da parte di Berlusconi.