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Pescara, 20/04/2026
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Data: 10/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
I compensi Rai nei titoli di coda. Approvata l'operazione trasparenza dopo la vicenda Santoro. La decisione riguarda i conduttori di Viale Mazzini.

ROMA. La commissione di Vigilanza approva l'operazione trasparenza in Rai. I compensi di conduttori, mezzibusti, direttori di tg e ospiti delle trasmissioni dovranno obbligatoriamente comparire nei titoli di coda dei programmi. Lo ha deciso all'umanimità la Vigilanza, votando un emendamento di Alessio Butti del Pdl. L'operazione non coinvolgerà gli appalti Rai. La Vigilanza ha respinto la proposta del radicale Beltrandi che chiedeva di rendere pubblici i contratti esterni con le società che producono format e fiction.
Sull'onda emotiva del caso Santoro che solo pochi giorni fa aveva detto «il mio compenso è pubblico, ora si diffondano quelli degli altri» e a pochi giorni dalle polemiche suscitate da Roberto Calderoli che ha proposto il taglio degli stipendi in Rai, l'opposizione ha deciso di votare a favore solo dopo aver ottenuto delle modifiche. In particolare ha chiesto che si pubblicassero i compensi di tutti i conduttori ma i costi solo dei programmi di servizio pubblico.
Sergio Zavoli, presidente della commissione, ha espresso soddisfazione. Il presidente avrebbe preferito che gli stipendi fossero diffusi sul sito web Rai piuttosto che nei titoli di coda: «Sarebbe stato più equo e meno demagogico». Quanto ai programmi, Zavoli che è uomo di tv, ha sottolineato la difficoltà di stabilire quali siano quelli di servizio pubblico, liquidando come «indecenti» alcune trasmissioni in onda nel pomeriggio televisivo. Butti ha però chiarito che i programmi di servizio pubblico avranno una contabilità separata che li renderà distinguibili.
Canta vittoria Renato Brunetta, il primo a proporre di rendere noti i compensi della tv pubblica. «Il cittadino deve poter vedere se un conduttore si merita due milioni di euro all'anno e una bravissima conduttrice 150mila», aveva detto il ministro della Funzione pubblica che ora esprime «grandissima soddisfazione» per la notizia. Altrettanto fa il direttore generale della Rai, Mauro Masi che oggi non si presenterà in vigilanza dove Zavoli lo aspettava per discutere del caso Santoro e di molto altro. «Ok ai compensi pubblici ma si dica anche quanto una trasmissione porta nella tasche Rai», dice Massimo Giletti.
La Vigilanza ha dato via libera a uno degli articoli più contestati dall'opposizione, quello sulla neutralità tecnologica. «La programmazione delle reti generaliste sia visibile - recita - su tutte le piattaforme tecnologiche, a tal fine assicura la diffusione su almeno una piattaforma distributiva di ogni piattaforma tecnologica». Udc, Pd, Idv e radicali hanno votato contro: in questo modo la Rai non sarà obbligata ad essere su Sky e potrà rimanere solo su Tivusat, avvantaggiando Mediaset. E' passato un emendamento dell'Udc Rao che obbliga la Rai a mettere la programmmazione di servizio pubblico a disposizione di tutte le piattaforme che la richiederanno.

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