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Pescara, 20/04/2026
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Data: 10/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Si va verso l'innalzamento a 65 anni dal 2012. il governo si riunisce oggi per decidere. Donne in pensione, scalone unico. Ma probabilmente saranno salvati i requisiti maturati entro il 2011.

ROMA. Il Consiglio dei ministri di oggi deciderà sull'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne (1,8 milioni) che lavorano nel pubblico impiego. «Valuteremo e prenderemo una decisione, tale da non comportare una procedura d'infrazione che sarebbe finanziariamente onerosa - ha annunciato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - il problema riguarda solo il settore pubblico».
La strada più probabile che il governo si appresta a percorrere per adeguarsi alle richieste dell'Europa consisterebbe in un salto unico nel gennaio del 2012 per alzare a 65 anni l'età delle donne nel pubblico impiego, equiparandola così a quella degli uomini. Si tratterebbe dell'ipotesi meno punitiva perchè consentirebbe da qui al 2012, a chi ha 61 anni, di maturare i requisiti per uscire, ovviamente aspettando poi un anno a causa della finestra mobile prevista dalla manovra varata dal governo.
L'altra ipotesi sul tavolo è quella di un passaggio graduale in due stadi, con l'innalzamento di due anni (arrivando a 63) nel gennaio 2011 e di altri due anni nel gennaio 2012. In questo caso però, un lavoratore che ha 61 o 62 non maturerebbe più il diritto a uscire come nel caso precedente. A riguardo, il ministro ha ieri sottolineato: «Ci è stato detto che quello del primo gennaio 2012 è un termine massimo». Inoltre ha ricordato che «la posizione della Commissione europea è molto ferma ed è conseguente a una sentenza della Corte di giustizia europea» e che da Bruxelles è arrivato «un rifiuto al concetto di gradualità».
Comunque sia, il veicolo che si pensa di usare per introdurre l'equiparazione è quello di un emendamento alla manovra economica. Una misura ad hoc per accelerare i tempi di adeguamento era già stata ipotizzata nella stessa manovra e poi stralciata: si trattava di partire con un avanzamento di un anno ogni 18 mesi anzichè ogni 24 (per arruvare a 65 anni entro il 2018) come previsto dalle attuali norme. Rispondendo al question time alla Camera, Sacconi ha quindi aggiunto: «Continueremo a mantenere nel settore privato una differenza tra età di pensione delle donne e età di pensione degli uomini che cresceranno più moderatamente sulla base del collegamento che abbiamo instaurato tra aspettativa di vita ed età di pensione a partire dal 2015». Intanto il sottosegretario Carlo Giovanardi ha proposto al presidente del Consiglio di prevedere eccezioni per le lavoratrici con figli.
L'europarlamentare del Pd Sergio Cofferati invece avverte: «L'effetto di questa misura con il blocco dei salari deciso in Italia fino al 2012 produrrà una nuova e consistente differenza tra i dipendenti pubblici e i privati. Perchè il blocco dei contratti riduce la base di calcolo della pensione. Dunque, mentre la Ue propone di superare una discriminazione se ne crea un'altra».

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