ROMA. Gli stipendi pubblici corrono più veloci dei privati, sfiorando un incremento del 40% nell'ultimo decennio. E l'effetto della manovra biennale da 24,9 miliardi varata dal governo sulle loro buste paga avrà un impatto non da poco: 6,5 miliardi di euro di risparmi a regime. A fare i conti è l'ultimo rapporto semestrale dell'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, in altre parole la controparte dei sindacati in sede di contrattazione collettiva nazionale. Nella relazione, l'Agenzia fa il punto sulla dinamica retributiva nella Pa e la mette a confronto con il settore privato. Risultato: in dieci anni le retribuzioni degli impiegati pubblici sono cresciute del 39,7%; ossia, il 14% in più dei dipendenti privati, dove l'incremento si è'limitato' al 25,7%. Nello stesso periodo l'andamento dell'inflazione reale è stato pari al 20,9%. Contratti il cui rinnovo, come previsto dalla manovra 2011-2012, sarà bloccato. Con questo stop, stima l'Aran, già nel primo anno della manovra si realizzeranno minori spese per 5,7 miliardi di euro (sommando i risultati del 2010 a quelli del 2011) fino a giungere nel 2012, quindi a regime, ad una minore spesa di poco superiore a 6,5 miliardi di euro. Ma i dati sulle retribuzioni del pubblico impiego non sono affatto condivisi dai sindacati di categoria. Per la Cisl-Fp, gli aumenti pari al 40% in dieci anni non riguardano i dipendenti pubblici ma i dirigenti e gli alti funzionari non contrattualizzati. «Se si considerano solo i profili professionali dei dipendenti pubblici, gli aumenti nel decennio sono dell'ordine del 20%», sostiene il segretario generale Giovanni Faverin. Anche la Uil-Pa, con il numero uno Salvatore.