Domani sera il tavolo di confronto con il governo: sul tappeto l'ipotesi di contributi per alcuni servizi di pronto soccorso
ROMA L'obiettivo è ambizioso: toccare quota 600 milioni di risparmi. Ambizioso non tanto per l'entità della cifra quanto per l'area nella quale dovrebbe andare a pescare: la sanità. Più precisamente i ticket. Per la verità l'approccio del governo al problema è stato abbastanza morbido al fine di evitare una possibile esplosione, ma i sindacati e le sigle che rappresentano l'utenza hanno già alzato le barricate. Sanità e previdenza, si sa, sono ordigni da maneggiare con estrema cura.
Il ministro della Salute, Livia Turco, ha convocato le organizzazioni sindacali per domani sera al fine di individuare un metodo di lavoro prima ancora che una griglia di possibili interventi. Quello più qualificante, almeno in questo momento, dovrebbe riguardare la razionalizzazione del sistema dei ticket nei "pronto soccorso". In pratica, si tratterebbe - condizionale d'obbligo - di estendere il pagamento di un contributo in tutte le "emergency" della penisola, limitatamente a prestazioni non urgenti, comunque non sanitariamente rilevanti. L'operazione potrebbe produrre risparmi di 800 milioni. Ma l'opposizione dei sindacati è netta anche se c'è la disponibilità ad aprire un confronto sulla cosiddetta razionalizzazione della spesa. Avverte Guglielmo Epifani: «C'è una pressione sui ticket che noi non riteniamo giusta nè logica e quindi nell'incontro con il governo faremo sentire questo punto di vista». «Certo - precisa il leader della Cgil - c'è bisogno di fare una lotta agli sprechi che ci sono. Ed infatti ci sono Regioni che riescono a stare nei bilanci, Regioni che non ci riescono, Regioni che hanno accorpato e chiuso ospedali per renderli più efficienti, altre che non lo hanno fatto. Vuol dire che ci sono margini per risparmiare. L'importante è che si facciano risparmi sugli sprechi, cioè che non si tocchi la qualità dei servizi ai cittadini».
Secondo il responsabile Sanità della Cisl, Sergio Betti, è positivo che venga aperto un tavolo di confronto. Lo stesso Betti, che appena venerdì aveva lamentato la mancanza di concertazione con l'esecutivo, chiarisce adesso che una eventuale operazione sui ticket sarebbe respinta dalla sua organizzazione. «Se si vogliono fare dei risparmi sono necessarie misure alternative. Quelle che avrebbe in testa il governo mi sembrano misure dissuasive, cioè spingerebbero i cittadini a non ricorrere ai pronto soccorso con il risultato probabile di arginare le spese sanitarie, ma anche quello di bloccare possibili nuove entrate. No, non ci siamo. Però siamo pronti a discutere».
«Siamo perplessi - sottolinea Paolo Pirani della Uil - perchè c'è il rischio di colpire le categorie più deboli anche se capisco che determinati interventi di urgenza sanitaria potrebbero essere svolti dai medici di base. Credo che sarebbe più giusto pensare a misure alternative. Quali? Per esempio, far pagare i costi delle analisi a coloro che prima le fanno e poi non le ritirano: basterebbe semplicemente recapitare il conto nelle loro case». Netto e categorico anche il "no" dell'Ugl. «La sola ipotesi - sottolinea Renata Polverini - che possano essere introdotti nuovi ticket, ci trova assolutamente contrari. Non accetteremo sforbiciate mascherate da risparmi». Posizione nettamente contraria anche quelle espressa da Federconsumatori: «Sbagliato caricare le famiglie di ulteriori spese invece di affrontare il problema degli sprechi e delle inefficienze del sistema sanitario».