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Pescara, 20/04/2026
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Data: 11/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
I giornalisti si ribellano, sciopero il 9 luglio. Durissimi gli editori. L'Anm: aiuto ai criminali. Il Siulp: è la morte della polizia. Sarà "giornata del silenzio" per quotidiani, tv e radio.

ROMA. Libertà di stampa e diritto di cronaca minacciati dalla legge bavaglio sulle intercettazioni che bloccherà anche le indagini di polizia e magistratura. Il 9 luglio giornata del silenzio: niente giornali, radio e tv per lo sciopero generale della stampa italiana. I giornalisti italiani si ribellano al ddl intercettazioni, spiega il segretario generale della Fnsi Franco Siddi, perché contiene norme «fortemente limitative del libero esercizio della professione giornalistica» e mette in pericolo la libertà dei giornalisti e quella dei cittadini ad essere informati. L'8 luglio lo sciopero impedirà l'uscita dei giornali il 9, giorno della discussione finale in Parlamento del provvedimento. Ma sarà «un rumoroso silenzio» con varie iniziative di protesta, compreso l'acquisto di spazi sui giornali stranieri, per spiegare «la gravità del momento e la pericolosità» della normativa. Martedì la Fnsi incontrerà il sindacato e il mondo dell'associazionismo per concordare azioni che coinvolgano i cittadini. Da Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, arriva l'adesione e il sostegno della Cgil allo sciopero dei giornalisti italiani. Si mobilita anche l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, contro «il silenzio di stato che cala sull'Italia».
Dura la protesta degli editori contro un ddl che «non realizza l'obiettivo dichiarato di tutelare la privacy ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori». Per la Fieg «non è possibile nè pensabile, se solo si conosce l'organizzazione di un giornale, che l'editore intervenga sul contenuto degli articoli o sulle fonti delle notizie». Gli editori denunciano «la gravità che tale intervento assume con riguardo ad un tema fondamentale della democrazia: la libertà di stampa e il diritto di cronaca».
La privacy non c'entra nulla, è solo un pretesto, accusa il segretario nazionale dell'associazione magistrati Giuseppe Cascini, secondo il quale il provvedimento approvato dal centro destra «dà una mano ai criminali a sfuggire alle maglie della giustizia». Anche il presidente dell'Anm, Luca Palamara, è convinto che il ddl sulle intercettazioni «metta in ginocchio l'attività dei pm e delle forze di polizia impegnate nelle indagini».
Il vero effetto del disegno di legge sarà «meno legalità e meno diritto all'informazione, cioè meno stato di diritto» denuncia Claudio Giardullo, segretario del Silp, il sindacato di polizia aderente alla Cgil. Il ddl rappresenta «un ostacolo alle indagini su reati molto gravi». Oggi si celebra «la morte della polizia» attacca Felice Romano segretario Siulp, il sindacato dei lavoratori di polizia, sottolineando che il ddl, assieme alla manovra finanziaria «cala una mannaia sull'operatività delle forze di polizia» annunciando la «mobilitazione» dei poliziotti «contro lo scempio legislativo in atto».

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