Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.299



Data: 11/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Informazione, ora cala il sipario. Sì del Senato alla legge. Napolitano all'Idv: no alla firma? Parole a vanvera. Votato con la fiducia il ddl sulle intercettazioni.

ROMA. Tensione alta, fin dalle prime ore del mattino. L'occupazione dell'aula da parte dei senatori dell'Italia dei valori preoccupava il presidente del Senato Schifani. Poi lo sgombero, gli scambi di accuse, il voto di fiducia che finisce 164 a 25. «Una maggioranza schiacciante» ironizzano i senatori del Pdl che vince facile con il Pd che decide di abbandonare l'aula. «E' stato un voto sereno, la realizzazione di un punto del programma», commenta a caldo il ministro della Giustizia Alfano, che sembra ignorare le polemiche e le decine di versioni che hanno accompagnato la riforma delle intercettazioni che prende il suo nome.
I senatori dipietristi occupavano l'aula fin dalla sera prima, ma nessuno si aspettava l'espulsione da parte del presidente Schifani, che per tre volte li invita ad abbandonare i banchi del governo occupati. Con la diretta televisiva, la maggioranza non voleva dare spazio alla protesta e dunque seduta sospesa e intervento forzato dei questori. Di Pietro chiede ai cittadini di ribellarsi alla legge che fa un «favore ai delinquenti», poi critica i colleghi del Pd che invita a «svegliarsi». C'è anche l'ennesimo appello a Napolitano a «far sentire la sua voce».
Una sollecitazione che in serata il capo dello Stato fredda senza mezzi termini evocando «i professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare. Sono numerosi, dice, ma molto spesso parlano a vanvera». Su questi argomenti per Napolitano «null'altro da aggiungere». Le critiche dell'Italia dei valori, su un'opposizione troppo morbida, vengono respinte anche dal Partito Democratico. Anche perché, per alcuni di loro, l'occupazione dell'Aula riporta indietro al «periodo buio del ventennio, quando il Parlamento era alla mercé delle squadre fasciste». Il Pd sceglie così di abbandonare l'aula al momento del voto, prendendo «una decisione estrema ma necessaria» dice la capogruppo Anna Finocchiaro con la voce rotta dalla tensione accumulata. «Da qui comincia il massacro della libertà, da un testo che non c'entra nulla con la tutela della privacy». Un intervento accorato col quale accusa la maggioranza di voler «spuntare le unghie ai magistrati e nascondere i» pubblici misfatti, l'uso privato delle risorse pubbliche e dove la privacy è una scusa per «fare i vostri affari».
Con il voto di fiducia a nulla è valso l'impegno della squadra dei senatori dell'opposizione, ex magistrati e avvocati, che avevano tentato in tutti modi modifiche dopo gli allarmi lanciati dai Pm antimafia sui limiti alle indagini. «Meno male che Silvio c'è, oggi lo cantano i malfattori», attacca Luigi Li Gotti nella dichiarazione di voto per il gruppo dell'Idv. I senatori dipietristi, però poi restano in aula e con l'Udc andranno a formare la piccola pattuglia dei «no» alla fiducia. La vittoria schiacciante non è sufficiente alla maggioranza che accusa l'opposizione «antidemocratica e arrogante». Gasparri fatica a iniziare il suo discorso per gli applausi alla Finocchiaro. «Con voi al governo i mafiosi stavano meglio» attacca il capogruppo della Lega Bricolo. Per il Carroccio, fiducia necessaria come un dente da togliere presto per «occuparci finalmente di cose più importanti come la manovra».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it