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Pescara, 20/04/2026
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Data: 11/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni: le statali lasceranno a 65 anni. Il governo dà il via libera. Formigoni contro la Finanziaria: «Affossa il federalismo». Irritati i presidenti delle Regioni che contestano l'entità dei tagli definita «inaccettabile».

ROMA. Prima notizia: le lavoratrici del pubblico impiego andranno in pensione a 65 anni a partire dal 2012. Il via libera del consiglio dei ministri rende operativa la richiesta della Ue di innalzare l'età pensionabile, nel solo settore pubblico, per equipararle a quella dei colleghi maschi.
Seconda notizia: ieri è esplosa la ribellione delle Regioni contro la manovra. Con questi tagli siamo «all'emergenza nazionale» attacca Formigoni.
La disposizione del governo che porta a 65 anni l'età per la pensione diventerà operativa con un emendamento alla manovra finanziaria. I risparmi ottenuti confluiranno in un Fondo vincolato per azioni positive per donne e famiglie ancora però da definire. 25 mila lavoratrici coinvolte sino al 2019. A partire dal 1 gennaio 2012 e sino al 2019 la misura comporterà risparmi per poco meno di un miliardo e mezzo di euro con questa progressione: impatto zero nel 2010 e 2011, 50 milioni nel 2012, 150 nel 2013, 250 nel 2014, 350 nel 2015, 300 nel 2016, 200 nel 2017, 100 nel 2018 e infine 50 nel 2019 con impatto zero nel 2020. Sacconi confida che la gran parte delle dipendenti pubbliche lascino prima dei 65 anni ipotizzando un'uscita a poco più di 62 anni. «Non potevamo fare altro», si difende il ministro. Ma non convince i sindacati, questa volta uniti. «Non c'è al mondo manovra di innalzamento dell'età pensionabile che da un giorno all'altro aumenti di cinque anni più uno, perché c'è pure la finestra flessibile, l'età pensionabile per centimaia di migliaia di lavoratrici», accusa Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil.
Il dipartimento welfare del sindacato di Corso d'Italia, non crede a Sacconi «che non cambierà nulla per tutte le donne che maturano il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2011», perché c'è «una sola classe d'età, quella del 1950, che riuscirà a maturare i 61 anni previsti nel 2011 mentre tutte le altre classi (1951-52-53) saranno costrette a lavorare fino a 65 anni ed andranno in pensione a 66».
La Cisl si sente tradita dal governo perché crea «una situazione iniqua e pesante». Barbara Pollastrini (Pd) denuncia che il fondo per le donne «è solo fumo negli occhi» mentre per l'ex ministro Treu il provvedimento «è una follia sulla pelle delle donne». Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, attacca il governo «degli speculatori che se la prende con le donne» mentre Donadi (Idv) spiega che l'esecutivo vuole fare cassa intaccando il welfare.
Poi c'è il fronte Regioni. L'incontro tra il governo, rappresentato dai ministri Tremonti, Fitto e Calderoli, e le Regioni guidate da Vasco Errani si è svolto in un clima di forte tensione.
I tagli della manovra insistono per il 57% su regioni e Comuni.
L'esecutivo conferma i tagli definendoli «sostenibili» ma la reazione è durissima: «Inaccettabile - denuncia Spacca, presidente delle Marche - ogni ora scopriamo che a tagli si aggiungono tagli. Ultimi in ordine di tempo quelli ai Fas».
Nichi Vendola, presidente della Puglia, attacca: l'Italia con questa manovra «sta finendo in un buco nero». Per Formigoni la manovra «spazza via il federalismo fiscale». I tagli sono pesanti: 1 miliardo e mezzo in meno al trasporto pubblico locale, 670 milioni di incentivi tolti alle imprese, 400 milioni tagliati al fondo non autosufficienti, 350milioni in meno per le famiglie, handicap e sociale, 460 milioni sottratti alla casa.

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