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Pescara, 20/04/2026
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Data: 11/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fischi, proteste, striscioni e Facebook: Berlusconi si sente più lontano dall'Aquila.

È venuto, quante?, 29 volte?, ma da un bel po', da prima dell'inizio della campagna elettorale per le Provinciali, non si è fatto vedere più. Eppure, da queste parti, avrebbe voluto "metter" su casa o acquistarne una per le vacanze. Silvio Berlusconi si è ripreso il suo cuore, quel cuore che, bagnato da lacrime, aveva lasciato all'Aquila. C'è chi dice che si sia allontanato perché deluso dalla mancanza di riconoscenza mostrata dagli aquilani e chi, invece, è sicuro che le inchieste della Procura aquilana su commissione Grandi rischi e coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, l'abbiano "avvelenato" facendogli sospettare che la magistratura gli sia "nemica" a Firenze come all'Aquila e spingendolo a spegnere i riflettori, "condannando" all'oblìo la città. C'è il rischio, nella prima ipotesi come nella seconda, che il premier abbia voglia di dimenticare il cratere sismico e buttare le chiavi. Con buona pace e pietra tombale su proroga della sospensione tasse, Zona franca, finanziamenti e aiuti. E, d'altra parte, vista la congiuntura economica internazionale, avrebbe anche qualche giustificazione. Il trattamento riservato agli aquilani sarebbe diverso da quello usato in Umbria e Marche? Altri tempi, altra storia, dal Caf al rischio di bancarotta, con le "riserve" fortemente intaccate per il caso Grecia. La verità, rivelata dal Cavaliere agli amici più stretti, è che il 6 aprile, in occasione delle iniziative a un anno dal terremoto, ha scoperto «l'ingratitudine degli aquilani» o, almeno, di quella parte di essi, che lo ha fischiato. «Ma che dovevo fare di più?» ha chiesto. Perché il presidente del Consiglio avrebbe voluto passare alla storia come il capo di governo che ha fatto di più e meglio per una popolazione distrutta da un terremoto. E si è impegnato per questo, sicuro di ottenere in cambio il riconoscimento perenne della popolazione e della storia. «Presidente, colpa delle elezioni provinciali...» ha cercato di rabbonirlo qualcuno. «No, no, il 6 aprile le elezioni erano alle spalle...» è stata la risposta. Riconquistare un amore è sempre possibile, se ci si impegna a farlo, ma questa voglia, evidentemente, non c'è se continuano ad apparire striscioni («L'unica mente fragile sei tu») e a nascere, su Facebook, gruppi ("Quelli che non sparano a nessuno") in segno di protesta contro Berlusconi. Moltissimi, poi, stanno inviando, in questi giorni, messaggi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per sollecitare un suo intervento che stigmatizzi le parole del premier e alla Federalberghi per chiedere conto dell'applauso tributato alle affermazioni di Berlusconi. Così l'unico rifugio sicuro è tra le braccia di Giulio Tremonti, che certamente, al posto del cuore, ha una calcolatrice!

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