Al via la mobilitazione contro la mannaia delle tasse, mentre lo sciame sismico continua e ieri, alle 17.35, è stata avvertita una scossa di magnitudo 2.3. La cittadinanza si ritroverà il 16 giugno, alle 16, alla Villa Comunale. «Da lì - ha spiegato Luigi Fabiani, portavoce dell'assemblea cittadina - si snoderà un corteo verso viale della Croce Rossa. Poi cammineremo, magari arriveremo a Roma. L'unica bandiera presente sarà quella della città dell'Aquila». Ieri il Consiglio comunale ha determinato all'unanimità l'adesione ufficiale alla manifestazione, gonfalone della città al seguito, insieme agli altri Comuni del cratere, i cui sindaci erano presenti in aula con la fascia tricolore in mano, per protesta, emulando il gesto di Massimo Cialente. Bersaglio della seduta è stato il ministro alle Finanze Giulio Tremonti di cui, a sorpresa, il consigliere regionale del Pdl Luca Ricciuti ha perfino chiesto le dimissioni. Giorgio De Matteis, invece, ha rilanciato l'invito al ministro per un confronto tecnico in città sulla copertura finanziaria. Il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti ha invitato formalmente il ministro a partecipare alla seduta del 21 giugno sulla Ricostruzione. La conferenza dei capigruppo sarà chiamata, martedì, a decidere circa la convocazione di un Consiglio straordinario dinanzi a Montecitorio. Il 16 sarà solo l'inizio di una mobilitazione che andrà avanti a oltranza fino alle estreme conseguenze, quali le dimissioni di tutti i consiglieri comunali di tutti i Comuni del cratere sollecitate dagli interventi di Luigi D'Eramo, Enrico Perilli e Pierluigi Tancredi. «Basta con i bavagli delle segretarie di partito - ha tuonato D'Eramo -. Ci stiamo giocando la credibilità rispetto ai cittadini. Non possiamo andare a rimorchio, deve essere l'amministrazione a guidare la mobilitazione. L'Aquila è in uno stato di guerra, bisogna capire che dobbiamo essere uniti». Il deputato Giovanni Lolli ha "giustificato" l'assenza degli altri parlamentari impegnati a Roma; senza giustificazione, invece, secondo Benedetti, l'assenza per la seconda volta del presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, rapprentato dal consigliere Guido Liris. Interventi tesi al superamento delle casacche politiche e all'unità per non ottenere un effetto "boomerang" dalla mobilitazione. Anche il vescovo ausiliare dell'Aquila Giovanni D'Ercole ha sposato la battaglia del capoluogo intervenendo ieri l'altro all'assemblea cittadina e promettendo l'adesione alla petizione contro le tasse e chissà, magari, anche la sua adesione alla manifestazione. Il sindaco Cialente ha spiegato che L'Aquila «è l'area più debole d'Europa perché alle prese con la più grave tragedia naturale che abbia colpito il Paese negli ultimi cento anni». «Non possiamo accettare che si tagli la corda - ha spiegato invitando la politica all'unità -. Noi siamo sospesi nel vuoto, ma non si può tagliare la corda e lasciarci precipitare. Nel Paese comincia a serpeggiare l'idea di un popolo aquilano che ha ottenuto tutto e che sia incontentabile». «Infelicissima - ha aggiunto il sindaco - l'uscita del presidente Berlusconi che non vorrei aiutasse a segnare l'isolamento del nostro popolo dal resto del Paese. Ci sentiamo molto offesi per quello che ha detto il premier». Anche Lolli ha sottolineato il rischio dell'isolamento: «La nostra protesta non può essere lasciata alle avanguardie, unitaria. Dobbiamo rinunciare alla tentazione di fare politica». Lolli ha spiegato che la manovra economica non sarà blindata quindi ci sarà il tempo per mandare avanti la mobilitazione. I consiglieri sono pronti anche al piano B: manifestazione a Roma con sciopero generale dinanzi al ministero delle Finanze con riconsegna delle tessere elettorali in occasione della manifestazione.