Lavoratori del pubblico impiego, scuola e ricerca manifestano a Roma. Prima il corteo, poi comizio a piazza del Popolo. I settori più colpiti contestano i tagli del governo, che blocca salari e scatti di anzianità: "Nessuna equità, colpiti solo i deboli"
La Cgil scende in piazza contro la manovra del governo. E' tutto pronto per la manifestazione nazionale di sabato 12 giugno: i lavoratori pubblici, di scuola e ricerca si ritrovano a Roma per contestare i tagli decisi dall'esecutivo. "Tutto sulle nostre spalle", sarà questo lo slogan delle categorie più colpite. Un corteo partirà alle ore 15 da piazza della Repubblica e si concluderà in piazza del Popolo, dove intorno alle 17.30 parleranno i leader delle categorie conoscenza e pubblico impiego, Domenico Pantaleo (Flc) e Rossana Dettori (Fp). Le conclusioni saranno del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.
Parte così la stagione della protesta contro il provvedimento "lacrime e sangue" del governo, in attesa dello sciopero generale proclamato per venerdì 25 giugno. La manovra da 24,9 miliardi, approvata a fine maggio dal Consiglio dei ministri - e poi passata per successive revisioni -, prevede una lunga serie di tagli per i comparti che vanno in piazza.
Pubblico impiego, stop contratti e turn over. Si fermano gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest'anno. Congelamento dei salari pubblici fino al 2013 e tetto del 3,2% anche sui contratti già in vigore. Confermato per altri due anni il turn over nella pubblica amministrazione. Lo stabilisce uno degli articoli portanti, che indica anche un taglio del 5% per i redditi superiori ai 90mila euro annui, e del 10% sopra i 150mila euro. Vengono esclusi vigili del Fuoco e le forze di polizia. Per il personale non contrattualizzato (magistrati, militari e forze dell'ordine, diplomatici, prefetti, professori universitari) sono congelati per il triennio 2011-13 gli automatismi retributivi e le progressioni automatiche di carriera, con deroghe per l'università.
La scure cala anche sui precari della pubblica amministrazione. Arriva il taglio del 50% della spesa 2009 dello Stato per il personale a tempo determinato e per i co.co.co. L'attuale regime di turn over limitato del personale viene prorogato per due anni.
Donne P.a., pensione a 65 anni nel 2012. Il 10 giugno il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla parificazione dell'età pensionabile tra donne e uomini nella pubblica amministrazione. Dal 2012 dovranno andare in pensione a 65 anni, come richiesto espressamente dalla Ue. Inizialmente il governo aveva pensato di rimandare la scadenza al 2018, ma l'Europa ha imposto una stretta sui tempi. La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra.
La scuola e ricerca si ritrovano con 1.500 euro in meno. Il blocco degli scatti di anzianità nel settore della scuola, insieme allo stop del rinnovo contrattuale per gli anni 2010-2012, corrisponde infatti a una perdita media a fine triennio che va dai 1.508 euro in meno circa nella scuola ai circa -2.166 nella ricerca, arrivando a -3.000 per accademie e conservatori. A dirlo è la Flc Cgil, che ha fatto un conti di quanto costeranno ai lavoratori della conoscenza i tagli decisi con la manovra. Secondo i calcoli del sindacato, questa operazione vale circa 340 milioni di euro su base annua.
Epifani, manovra iniqua colpisce i più deboli
La manovra economica varata dal governo italiano "è priva di equità perché scarica i propri effetti sui lavoratori pubblici, in particolare misura, e privati e, attraverso i tagli pesanti e indifferenziati agli enti locali, su cittadini, precari e pensionati. Mentre non chiede niente alla rendita, ai patrimoni, alle imprese, ai redditi medio alti". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha illustrato la manifestazione nel suo intervento al direttivo dei giorni scorsi. "E' una manovra che divide il paese - ha aggiunto il leader - colpisce il Mezzogiorno, a cui sono sottratti di fatto i fondi Fas, si accanisce contro il lavoro, colpisce in modo particolare i giovani, che hanno sempre minori prospettive per il proprio futuro, e non avrà nemmeno gli effetti auspicati sui conti perché, colpendo questi ceti, vanifica ogni prospettiva di rilancio dei consumi e dell'economia".
Cisl e Uil non hanno aderito alla protesta. Epifani ha commentato la posizione degli altri sindacati: "In tutta Europa i sindacati indistintamente scendono in piazza e si mobilitano contro i provvedimenti dei rispettivi governi, oppure la criticano, ultima la Dgb tedesca - ha ricordato -. Solo due organizzazioni sindacali sono ferme in tutto il panorama europeo: Cisl e Uil". Ha quindi espresso dispiacere per la presa di distanza: "Se fossimo insieme - a suo giudizio - il potere contrattuale del sindacato italiano, la forza d'urto sarebbe molto maggiore".
Sciopero generale 25 giugno
All'appuntamento di oggi seguirà la protesta di tutti i settori, lanciata così da Corso Italia: "Il comitato direttivo della Cgil proclama lo sciopero generale per il giorno 25 giugno di almeno 4 ore per i lavoratori dei settori privati e di 24 ore per quelli pubblici". Quel giorno si svolgeranno una serie di manifestazioni a livello regionale e territoriale.