PESCARA - Chiacchiere. Fumo negli occhi. L'accordo di programma firmato dalla Regione Abruzzo e dal governo Berlusconi il 28 maggio scorso e presentato alla stampa in pompa magna è carta straccia: la denuncia è del Pd abruzzese che è andato a controllare una per una le opere infrastrutturali indicate nell'accordo-quadro e che sarebbero dovute partire secondo il cronoprogramma del Pdl entro il 2009 o al massimo entro il 2010. «Nessuna di quelle opere è partita - sottolinea il capogruppo Camillo D'Alessandro - ma non è stata neanche finanziata, pur in presenza di progetti esecutivi cantierabili». Per D'Alessandro e per tutti i consiglieri Pd schierati ieri a Pescara negli uffici della Regione, si tratta «dell'ennesimo inganno del presidente Chiodi».
Sei miliardi di opere: una conferenza stampa al giorno fece Chiodi che partì da Pescara e replicò con l'elenco delle opere in tutti i capoluoghi di provincia. Fece di più il governatore, disse che con quel protocollo si sarebbe chiusa per sempre «la stagione degli annunci», che queste sarebbero state opere vere e soldi veri. Invece no, il Pd ha ricostruito il percorso delle singole opere e ha scoperto il vuoto assoluto. «In verità lo abbiamo sospettato subito - racconta Giovanni D'Amico - perchè in calce al protocollo c'erano le firme di tanti ministri ma mancava quella di Tremonti, che è l'unico che ha la cassa».
«A distanza di un anno i fatti ci stanno dando ragione», dice Giuseppe Di Luca. E come se non bastasse, il Pd spiega: che nessuna delle opere elencate nell'intesa è inclusa nel Dpef 2010-2013 approvato dal Cipe che costituisce il principale documento di programmazione del governo; che nessun nuovo finanziamento, a partire dal 28 maggio 2009, risulta assegnato ai soggetti attuatori come Anas o Province; che dopo la firma dell'intesa, il Cipe ha dedicato alle infrastrutture otto sedute, nelle quali sono stati approvati 25 progetti preliminari e definitivi ma nessuno riguarda l'Abruzzo; che nessuno degli impegni temporali per l'avvio dei lavori è stato rispettato.
«La beffa finale - osserva D'Alessandro - ci sarebbe se, in attuazione delle norme della nuova manovra finanziaria sul pedaggio dei raccordi autostradali gestiti dall'Anas, gli abruzzesi dovessero anche pagare i pedaggi sull'Asse attrezzato Chieti-Pescara o sulla Teramo-Mare. Mentre non si fanno nuove opere - sottolinea - si fanno pagare quelle che ci sono».
D'altronde, incalza Di Luca, la prima cosa che fece dopo il suo insediamento Silvio Berlusconi, fu la cancellazione dei fondi per l'Abruzzo. «Con gli impegni già assunti da prodi, Chiodi disse che erano frottole e che non si possono finanziare opere senza progetti». Insomma il fatto è, secondo il Pd, che in un quadro di drastica riduzione degli investimenti nazionali per le infrastrutture, l'Abruzzo è stato fortemente penalizzato a vantaggio delle Regioni del Nord, e «di opere faraoniche come il Ponte sullo Stretto - ricorda D'Alessandro - che hanno assorbito quasi tutte le risorse disponibili».
Per smascherare Chiodi, il Pd annuncia una raffica di interrogazioni parlamentari ai ministri che firmarono l'accordo, una interrogazione alla Regione su ogni opera annunciata e non partita, e un consiglio regionale straordinario in cui Chiodi dovrà spiegare perchè ha mentito.