Il Lingotto: «Colpa della Cgil se non ci saranno gli investimenti»
ROMA - La Fiom non ci sta. Ma Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl dicono sì al progetto Fiat per Pomigliano d'Arco. E' un accordo separato, dettato dal «senso si responsabilità» quello che salva (o almeno prova a farlo) il futuro dello stabilimento campano, la produzione della nuova Panda in Italia e 700 milioni di investimenti messi sul tavolo dal Lingotto. Un'intesa sofferta, arrivata dopo cinque ore di confronti tesi ieri nella sede romana di Confindustria, che ora verrà sottoposta al referendum dei lavoratori, dicono le sigle che hanno firmato il documento del Lingotto. Un passaggio cruciale, certo, quello di ieri. Ma senza l'adesione della Fiom, chiarisce subito dopo la Fiat, il futuro di Pomigliano è comunque a rischio. Proprio così. Perché «qualora la situazione individuata con Fim, Uilm, Fismic e Ugl non risultasse praticabile», in base ai risultati che verranno dal referendum tra i lavoratori, precisa il Lingotto, «la responsabilità del mancato investimento a Pomigliano ricadrebbe tutta sulla Fiom». Tanto per essere chiari.
«Altro che accordo separato», replica la stessa Fiom, è stato semplicemente «firmato il documento deciso dalla Fiat», spiega il leader Maurizio Landini. Chi ha frimato il documento, lo aveva criticato un minuto prim, aggiunge Landini. Che punta il dito sul «ricatto verso i lavoratori di Pomigliano e verso i metalmeccanici della Cgil». Boccia un accordo che «deroga sul contratto e sulle leggi dello Stato». E rimanda le decisioni sul da farsi al comitato centrale dell'organizzazione sindacale.
Sul round decisivo tra sindacati e Fiat, ha pesato ieri l'ennesimo ultimatum di Marchionne da Venezia (davvero l'ultimo appello) arrivato prima dell'incontro in Confindustria.
«C'è un limite a tutto», aveva detto il manager italo-canadese, «Io la macchina la devo far partire». Insomma, «costruisco macchine, e se non lo faccio lì, allora devo andare da un'altra parte». In Serbia o in Polonia, per esempio. Parole dure per i 5 mila lavoratori di Pomigliano. Un segnale decisivo per le sigle sindacali arrivate al tavolo per trattare fino in fondo.
Ma il clima è stato chiaro fin dall'inizio: la Fiat pretendeva l'accordo o la rottura, entro ieri. E di fronte alla prova di responsabilità i sindacati hanno scelto la firma dell'intesa. Tutti, tranne la Fiom.
In realtà a sbloccare l'accrodo è stata un'unica modifica, ma sostanziale, al testo presentato dalla Fiat l'8 giugno: l'istituzione di una commissione paritetica sindacato-aziende che si occupi di valutare eventuali sanzioni previste dall'azienda. Come quelle previste in caso di sciopero contro lo straordinario concordato. «Decisioni responsabili», quelle prese da Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl, per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Sulla Fiom, rimane, invece, «la speranza che rifletta sul proprio autoisolamento e concorra a dare a Pomigliano l'unica prospettiva possibile».
Un richiamo al senso di responsabilità arriva anche da Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl: «Firmare, era il minimo che si potesse fare in piena crisi».
«E' una pietra concreta per lo sviluppo di Pomigliano», aggiunge, Giuseppe Farina, segretario generale della Fim-Cisl. Di più: «Abbiamo voluto sfidare la Fiat e verificare la reale intenzione di procedere a questo piano industriale», commenta, invece, il segretario generale della Uilm Rocco Palombella.
Un piano che ha davanti a sè lo spin-off dell'auto e la quotazione di Fiat industrial. Con tempi e obiettivi confermati ieri dallo stesso Marchionne. «L'Europa non è un grande mercato», ammette il manager. Che guarda all'altra sponda dell'oceano e annuncia che «entro l'anno verranno presentati, tra restyling e macchine nuove, sedici nuovi modelli di Chrysler». C'è un modello anche per il presidente Obama?, chiedono i cronisti. «Pronti a fargli un'auto se ce la chiede», risponde l'amministratore delegato del Lingotto.
Il futuro della Fiat allora si chiama America? Tutt'altro. «La maggior parte dei dipendenti Fiat è ancora in Italia», risponde, «il Paese più popolato di dipendenti Fiat». Di America parla anche Jaki Elkann. «Guardando al futuro non c'è dubbio che per la Fiat l'America è oggi una grande priorità. Noi», aggiunge parlando sempre nel contesto del workshop italo-americano, che ha visto protagonista per tanti anni il nonno Gianni Agnelli, «contiamo molto nello sviluppo che possiamo avere in quella parte del mondo». Di Pomigliano e di Fiat Elkann però non parla.Ieri intanto, al Ministero dello sviluppo economico, sono state illustrate cinque proposte per la possibile acquisizione dello stabilimento di Termini Imerese: sono interessate allo stabilimento siciliano tre aziende del comparto automotive, una televisiva e una agricola. Per decidere il Ministero si riserva di presentare una short list a settembre ed una più completa a novembre, quando potranno essere esaminate eventuali proposte che deriveranno dal lancio di una richiesta di manifestazione di interesse che verrà presentata sui mercati internazionali a partire da fine giugno.
Via libera ai turni di 18 ore e ai nuovi straordinari
Il Lingotto punta a condizioni operative che garantiscano competitività, a partire da una nuova organizzazione su 18 turni settimanali per 6 giorni. L'accordo per Pomigliano relativa a orari e organizzazione del lavoro - oltre ai 18 turni - prevede ulteriori 80 ore annuali di straordinario, lo spostamento della pausa mensa a fine turno, la riduzione delle pause sulle linee meccanizzate dagli attuali 40 a 30 minuti, il recupero produttivo delle fermate tecniche, anche per causa di forza maggiore. Oltre a contrastare le forme «anomale» di assenteismo.
Lotta dura all'assenteismo anomalo e sanzioni
Fiat non pagherà la sua parte di «quota malattia» ai lavoratori assenti in occasioni «anomale» (partite di calcio, scioperi con alte percentuali di certificati di malattia, elezioni con alto tasso di partecipazione in qualità di rappresentanti di lista). Salva la possibilità di ricorso a una commissione paritetica azienda-sindacati. In caso di elezioni, i permessi retribuiti verranno concessi solo a presidenti e scrutatori di seggio, e non ai rappresentanti di lista. Fiat chiede la possibilità di sanzionare sindacati e singoli lavoratori, per esempio in caso di sciopero contro lo straordinario concordato.