Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.299



Data: 12/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'affondo di Tancredi: «Chiodi cacci Giuliante». Il Pdl prepara lo sfratto per il capogruppo ribelle, tramonta l'ipotesi del rimpasto

PESCARA - «Lo deve cacciare», punto e basta. Il Pdl prepara lo sfratto per il capogruppo ribelle Gianfranco Giuliante, è il senatore plenipotenziario di Teramo Paolo Tancredi a suonare il de profundis, a dire che basta la misura è colma e che l'ex aennino di provata fede sospiriana ai tempi che furono e da qualche mese uomo di ferro in Abruzzo di Altero Matteoli, è ora che levi le tende. Parla Tancredi, che Chiodi se l'è inventato a tavolino trasformandolo da sindaco di provincia in governatore nelle grazie di Berlusconi, e che al presidente detta l'agenda le nomine e le strategie. Quindi, se parla lui è come se parlasse Chiodi. Segno che la sorte del capogruppo è già scritta: «Chiodi - dice - deve cacciare Giuliante». Perchè sta sbagliando: «Il ruolo di capogruppo impone responsabilità, coesione. Senza contare che la politica ha delle regole che vanno rispettate. Se vuole fare il grillo parlante, benissimo, ma si faccia da parte. Però su quella poltrona non ci può più stare. Anzi è bene che Chiodi lo cacci». Dice così Tancredi, stanco delle sparate sui giornali del capogruppo ribelle, dei suo attacchi a testa bassa, delle lettere e delle ironie. Vera la manovra per sostituire Giuliante, ma Tancredi dice no anche a Tagliente, inaffidabile pure lui.
Questo è il momento della resa dei conti nel Pdl, la testa di Giuliante adesso la reclamano i chiodiani tutti, a costo di mandare all'aria la pace apparente raggiunta con Fabrizio Di Stefano. Tancredi è pronto alla sfida, anche a sostituire Giuliante con un uomo di provenienza forzista, e chisseneimporta se quello da capogruppo è un posto che spetta agli ex aennini: Di Matteo andrebbe benissimo e che fa se è teramano. «Giuliante deve andarsene anche per la sua impronta politica: lui rivendica un'aquilanità che nessuno all'Aquila gli riconosce. Non è questa la classe dirigente che la città merita di avere, il capoluogo non può essere rappresentato da lui».
Giuliante rivendica il diritto di parlare, ed ecco l'affondo. «Pure io potrei parlare», e infatti lo fa: «Potrei dire che fino a quindici giorni fa è andato in giro con l'auto blu del Parco, potrei dire che è stato candidato nel listino ma che non lo voleva nessuno, e se si candidasse nessuno lo voterebbe. Potrei dire questo ed altro per avvelenare i pozzi». E infatti lo fa, e i pozzi si avvelenano sempre più. Se volesse parlare liberamente Giuliante, dovrebbe spogliarsi del vincolo da capogruppo, rincara Tancredi, «dovrebbe candidarsi, dimostrare di avere i voti». Invece no: «Invece è uno paracadutato dalla politica e portato nel posto che occupa dall'establishment. Vuole parlare: ma almeno facesse discorsi seri sull'Aquila e la ricostruzione, capirei».
Va giù come un pugile Tancredi, il suo è un "omicidio" su commissione, gli scarica addosso una combinazione di ganci e dice chiaro e tondo che per lui Giuliante finisce qua. Tramonta anche l'ipotesi di rimpasto e di ingresso in giunta del capogruppo ribelle. «Il rimpasto? Non esiste, almeno per Giuliante. Non è possibile che lui entri a far parte della giunta regionale. Per una serie di ragioni: non c'è un solo consigliere o cittadino dell'Aquila che sarebbe felice se lui entrasse nell'esecutivo; non ha un seguito di gente o di voti e se continua a fare politica è solo perchè ha un santo in paradiso. Giuliante non rappresenta L'Aquila, dove il centrodestra ha avuto una storia pessima: per colpa sua, naturalmente. La sua storia finisce qua».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it