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Data: 13/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Epifani: «Bugie e scelte inique». Il leader: difendiamo il Paese, non deve pagare solo chi tira la carretta (Guarda il video)

ROMA «Diciamolo subito e per esser chiari. Non verrà mai meno, e neanche oggi, quel senso di responsabilità nazionale che la Cgil ha avuto sempre nella sua storia». Si difende, anzi, contrattacca così Guglielmo Epifani, dal palco della manifestazione anti-manovra della sua Cgil, alle critiche piovute dal fronte governativo, confindustriale, ma anche da Cisl e Uil, sul no all'accordo per Pomigliano e in parte anche sulla drastica opposizione alla finanziaria d'emergenza. Rivendica Epifani, davanti alla platea di Piazza del Popolo, 100 mila presenze per il sindacato (25 mila invece nella ormai consueta "correzione" al ribasso della polizia): «La Cgil ha sempre difeso l'interesse generale del Paese e dei lavoratori».
Sulla piazza, in attesa del grosso dei manifestanti, c'era stata musica, orchestrine, e una metaforica partita di calcetto "Lavoratori vs. Datori di Lavoro" ripetuta in serie, ma dal risultato fisso: vittoria perenne della squadra datoriale, sospinta dall'arbitro, a simboleggiare quanto avverrà, secondo la Cgil, con le regole disegnate dal governo sul fronte arbitrato.
Nel corteo in marcia verso la piazza, poco dietro Epifani avevano sfilato i rappresentanti di Italia dei Valori («Siamo accanto al paese reale che soffre per politiche economiche disgraziate, da due anni Berlusconi dice che la crisi non esiste e continua a fare provvedimenti pro evasori e bancarottieri», aveva detto il capogruppo al Senato Felice Belisario) e Pd (presenti il responsabile economico Stefano Fassina e Filippo Penati, capo della segreteria di Bersani), da cui era arrivata l'adesione alla manifestazione. Un'adesione su cui Epifani si era espresso così: «Il Pd farà la sua manifestazione, e trovo questa prova importante. Ha detto che aderiva anche alla nostra iniziativa, ma il problema non è chi aderisce e chi no, ma chi condivide il cuore della nostra protesta, del nostro ragionamento».
E il "ragionamento" della Cgil, esposto ieri dal leader, è che la manovra è iniqua e non sostiene lo sviluppo «se è vero, come dice Bankitalia che deprimerà dello 0,5 la crescita del Pil. Il nostro problema sono i conti pubblici, la crescita e l'occupazione, specie quella giovanile». Quindi, l'affondo a Berlusconi e Tremonti: «Noi non ci chiamiamo Alice e non viviamo nel Paese delle Meraviglie: più o meno abbiamo gli stessi problemi degli altri Paesi e per il debito qualche problema più grave di altri. Perché bisogna ingannare il Paese? Chi ha la responsabilità di governare non dica parole false». Sui mutamenti ventilati alla Costituzione: «Vorrei chiedere di smetterla di dare i numeri. I nuovi sono che ci chiedono di modificare l'articolo 41 e 75». E ancora: «Come mai Zapatero tassa i redditi medio alti? Come mai Cameron tassa le banche, e la Merckel tassa banche e transazioni finanziarie e mette 13 miliardi in manovra per sostenere istruzione, ricerca, formazione? E in Italia a pagare sono sempre i soliti? Chi guadagna da 100 mila a un milione non metterà un euro, chi ha panfili, castelli, barche, campi da golf, chi specula. Non ho invidia, ma se il problema è salvare il Paese, perché deve pagare solo chi tira la carretta e non sa come tirare a campare?».
Sulla tassazione sulle transazioni finanziarie si è soffermato anche David Sassoli, europarlamentare Pd, parlando, tra gli altri, prima di Epifani: «La manovra punisce lavoratori con 1.100 euro al mese, che pagano le tasse e danno servizi ai cittadini; e non punisce chi ha provocato la crisi. Il governo dia un segnale mercoledì al Consiglio europeo: sostenga la proposta di una tassa dello 0,05% sulle transazioni finanziarie, che significa avere a disposizione 250 miliardi per alleggerire il peso dei tagli sul comparto pubblico e avere risorse da investire nella crescita».

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