Il profilarsi di un accordo separato senza la Fiom nella vertenza con la Fiat su Pomigliano d'Arco rischia di accentuare l'isolamento della Cgil. Che oggi scende in piazza da sola a Roma per protestare contro la manovra del governo Berlusconi. Dopo i (timidi) segnali di riavvicinamento con Cisl e Uil emersi al congresso di Rimini di inizio maggio, nelle ultime settimane il divario con le altre due confederazioni si è acuito. Guglielmo Epifani può sottolineare che quanto sta accadendo in Italia rappresenta un'eccezione, perchè in altri paesi come la Germania, la Spagna e la Grecia il sindacato si sta mobilitando con adunate in piazza contro i tagli decisi dai rispettivi governi.
Pur senza una sponda politica in Parlamento, il leader della Cgil può anche gioire per il corteo di sabato prossimo promosso dal Partito democratico: «È una prova importante - sottolinea -. Il Pd ha detto che aderiva alla nostra iniziativa ma il mio problema non è chi aderisce e chi non aderisce, ma chi condivide il cuore dei nostri ragionamenti e della nostra protesta».
Resta il fatto che il sindacato diviso è più debole, soprattutto in questa fase particolarmente delicata per l'economia. Per affrontare la sfida principale, di una ripresa che si annuncia senza effetti positivi sull'occupazione, il sindacato deve saper ritrovare l'unità ed essere in grado di proporre soluzioni concrertamente realizzabili. Ma il riavvio di un percorso unitario con Cisl e Uil, passa anche per la decisione su Pomigliano D'Arco che sarà presa lunedì dal comitato centrale della Fiom. La vertenza non riguarda solo i 5mila dipendenti dello stabilimento campano e l'indotto, ma le relazioni industriali in Italia, perchè Fiat è l'azienda simbolo del Paese. Ai giornalisti che al corteo romano hanno sollecitato un commento sulla pre-intesa senza la Fiom, Epifani ha risposto «ne riparliamo lunedì». Ma sarebbe auspicabile che la Cgil sciogliesse da subito questo nodo, avendo chiara la posta in gioco.