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Data: 13/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, Marchionne: «In gioco il futuro di 5 mila persone» Sacconi: svolta storica nei rapporti sindacali. Marcegaglia: inaccettabile il no Fiom

Il Lingotto: l'accordo separato su Pomigliano è un passo avanti, ma decideremo sulle condizioni finali

ROMA - L'accordo separato dei sindacati è un passaggio importante. «Un enorme passo avanti», per il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne. Ma non basta, da solo, a salvare lo stabilimento di Pomigliano. «Ci stiamo giocando la vita di 5.000 persone», tuona il manager del Lingotto da Venezia dove è in corso il workshop del Consiglio per le Relazioni tra Italia e Stati Uniti. Per poi rincarare la dose: «Non succede da nessun'altra parte al mondo. Con quante entità bisogna mettersi d'accordo per dare lavoro a 5.000 persone?», chiede il manager. Il messaggio è chiaro: è ancora in bilico l'investimento da 700 milioni per spostare la produzione della nuova Panda dalla Polonia a Pomigliano massimizzando la produttività dello stabilimento. Molto dipenderà dall'ultima parola del comitato direttivo (domani) della Fiom, pronta a ribadire il suo no se non ci saranno midifiche all'accordo, fa sapere ancora ieri. Un passaggio che rischia di pesare come un macigno sull'esito del referendum tra i lavoratori chiesto da tutti i sindacati.
Eppure i metalmeccanici della Cgil sanno bene come stanno le cose, lascia intendere Marchionne: «La soluzione più facile sarebbe quella di smantellare tutto e andarsene fuori». Dunque, «si cerchi di non abusare delle buone intenzioni», aggiunge, «Stiamo cercando solo di fare qualcosa di buono per il Paese». E la Fiat lo farà fino a un certo punto. Intanto, «ci riserviamo il diritto di vedere le condizioni che verranno accordate alla fine. Sulla base di quelle decideremo». Ma non c'è solo la Fiom nel mirino di Marchionne: la Fiat «è come la Nazionale, tutti sanno che cosa dovrebbe fare. Tutti dicono quello che dovrebbe fare la Fiat».
Parole pesanti. Di chi ha la determinazione di far saltare il banco. Se non si chiude e non lo si fa subito. Lo sa bene il governo, la Confindustria, gli altri sindacati. tutti pronti a chiedere, una volta di più un atto di responsabilità delle tute blu della Cgil, un passo indietro per salvare un pezzo di industria in Italia.
Arrivano le parole del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi a dare manforte a Marchionne. «L'accordo di Pomigliano è un punto di svolta nelle relazioni industriali. Lo ricorderemo come un passaggio importante, dice il ministro, «e dimostra che da oggi questo Paese è ancora più moderno perchè si è adeguato alla competizione».
Va giù duro anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il no della Fiom «è inaccettabile. Non si può dire di no per difendere alcuni lavoratori grandi assenteisti che si mettono in falsa malattia. Chiediamo alla Fiat di ripensare la sua posizione e di cogliere questa sfida». E poi, ancora: «Non possiamo più aspettare chi guarda sempre indietro. Non vogliamo che queste persone ci condannino ad un declino che non vogliamo».
Ma sul fronte sindacale le posizioni sembrano cristallizzate alle battute finali dell'incontro di due giorni fa. La Fiom, con la rappresentanza di Pomigliano, chiede entro domani «significativi cambiamento all'accordo, per poter fare un passo indietro. Perchè «se non si pongono dei limiti», sostengono i metalmeccanici della Cgil, «il ricatto sull'occupazione sarà tale che poi non ci saranno più regole». Questo, mentre il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, impegnato a Roma con la manifestazione contro la manovra, si limita a rimandare ogni valutazione a domani.
Pronti ad andare avanti senza la Fiom gli altri sindacati. Un ripensamento delle tute blu della Cgil è «auspicabile» per la Fim. Ma dalla decisione «non può più dipendere il futuro dello stabilimento di Pomigliano». I sindacati che hanno aderito all'intesa «rappresentano la larga maggioranza delle Rsu e degli iscritti al sindacato, l'insieme dei quali è la maggioranza dei lavoratori di Pomigliano. Non ci sono più alibi per nessuno», spiega il leader Giuseppe Farina.
Altrettanto netta la posizione della Uilm. Ora la Fiom «dovrà assumersi le sue responsabilità», scandisce il leader Rocco Palombella. Ma se manterrà fermo il "no" e se e se i lavoratori dello stabilimento dovessero opporsi all'intesa «anche su indicazione della Fiom», ci saranno «10mila posti di lavoro in meno». «Tutta responsabilità della Fiom». L'accordo proposto da Fiat, ribadisce infine il leader dell'Ugl Giovanni Centrella, «è l'unica soluzione in campo per tenere aperta la fabbrica campana».

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