Centrodestra in crisi a palazzo di città per colpa dei dissidenti catoniani? Macché. Il senatore Andrea Pastore cita addirittura Sir Winston Churchill per liquidare la questione con una battuta ad effetto: «Abbiamo un voto in più del necessario per governare». Della serie: la maggioranza di Albore Mascia non ha bisogno dei voti di Lerri, Caroli e Marinucci e anche di Pignoli per andare avanti (anche perché dall'opposizione arrivano robuste stampelle). «Sono stati eletti nel Pdl» ha detto Pastore dei tre catoniani «e siedono in consiglio comunale per effetto dello scivolamento per la nomina degli assessori». Risposta decisa per rintuzzare le critiche alla variazione di bilancio con cui la giunta ha rimpinguato alcuni capitoli di spesa, tra cui il turismo, il festival dannunziano e lo staff del sindaco.
Parole che Pastore ha pronunciato ieri mattina in veste di coordinatore cittadino, affiancato dal suo vice Renato Ranieri, dall'assessore Eugenio Seccia, dall'assessore Carla Panzino, dal consigliere Augusto Di Luzio e dal consigliere Vincenzo Berghella. Al tavolo anche il vicepresidente della giunta regionale Alfredo Castiglione.
Non una chiusura netta quella di Pastore, «non escludo recuperi» ha precisato riferendosi alla lista Teodoro e ai catoniani, facendo però intendere che il Pdl e Mascia non hanno nessuna fretta di riabbracciare chi rema contro in aula: in buona sostanza, meglio pochi ma buoni, pur con i rischi e le difficoltà che questo comporta. Insomma, solo una resa senza condizioni può accelerare i tempi per ricomporre la frattura interna al centrodestra. In caso contrario, lo strappo diventerebbe irricucibile: «C'è sempre la possibilità di far dimissionare chi oggi occupa la presidenza di importanti commissioni consiliari» è il messaggio forte e chiaro inviato a Lerri e Caroli. Pastore non ha infine rinunciato a lanciare una frecciata all'onorevole Giampiero Catone, deputato Pdl e mentore dei dissidenti, che aveva espresso parole severe e sibilline nei confronti del sindaco Mascia sull'uso dei fondi recuperati dallo Stato: «Catone fa il deputato a Roma e con lui non polemizzo: se sta bene ai suoi, pace. Per quanto riguarda clientelismi, non dobbiamo insegnargli nulla».
Ma il senatore-coordinatore ieri ha speso parole ed energie anche su altri fronti caldi: dal ruolo dell'Antimafia negli appalti per la ricostruzione dell'Aquila (vedere in cronaca dell'Aquila) al discusso progetto dell'elettrodotto Terna (vedere articolo qui sotto); ed ancora forti critiche sono state rivolte ai vertici di Ato e Aca che domani dovrebbero varare gli aumenti sulle bollette: «Colpa di una malagestione condotta da chi ha tessere politiche ben note - ha detto Pastore -. Basta ricordare la vicenda dei pozzi inquinati, due anni fa. Capisco l'esigenza di ripianare i conti, ma speriamo che d'ora in poi le nuove risorse non vengano gestite da chi lo ha fatto finora: questi qui debbono andare via e lasciare il timone a uno staff di tecnici».
Altro tema caldo affrontato dal senatore Pastore è il rischio di pedaggio sull'asse attrezzato, secondo le direttive della manovra di Tremonti: ipotesi a suo dire remota, «l'asse attrezzato non è mai stato nell'elenco delle arterie da mettere a pagamento in quanto non rientra fra i raccordi autostradali» ha spiegato l'esponente del Pdl. «Tuttavia - ha aggiunto - sarà bene monitorare la situazione: per intervenire c'è ancora tempo».
In chiusura Pastore ha commentato il clima interno al Pdl dopo una recente cena di presunte fronde: «Sono contrario alle correnti, ma non vuol dire che non ci si possa riunire. L'importante è discutere sui temi e non sulle appartenenze. Dico però che per noi dell'area culturale di Silvio Berlusconi è necessario ritrovare e rilanciare lo spirito di Forza Italia».