Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.303



Data: 13/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Troppe liti in questo Pdl. L'Udc non va in Giunta» De Laurentiis: l'Abruzzo ha bisogno di essere governato

L'AQUILA - L'Udc nella Giunta Chiodi? A Rodolfo De Laurentiis, consigliere d'amministrazione Rai e leader dei centristi abruzzesi, viene quasi da ridere, anche perché un'operazione del genere comporterebbe il rimpasto del governo regionale, difficile da immaginare oggi. «Dar vita a un nuovo esecutivo -dice- non è un rito tribale e veloce. E' una convergenza che richiede riflessioni adeguate, tempi e uomini adatti». E oggi una situazione del genere non pare matura a De Laurentiis. «Non credo -aggiunge- che un rimpasto sia all'ordine del giorno, anche per i problemi interni alla maggioranza. Vuol dire che quando si vorrà riprendere il confronto ne riparleremo. Per il momento -e ride- nessun disturbo al manovratore». Come dire che l'Udc non s'impiccia delle beghe che intralciano il cammino della Regione, ma mantiene un atteggiamento critico e non di condiscendenza.
C'è piuttosto un quadro preciso che si delinea, che porta a ritenere che molte risorse intellettuali «siano distratte e condizionate da molti e controversi dissidi dentro la maggioranza che governa la Regione. Tuttavia -dice ancora de Laurentiis- non è il caso di fare polemiche. O almeno questo non è il mio obiettivo. Mi auguro soltanto che la maggioranza torni tranquilla prima possibile. C'è bisogno che l'Abruzzo sia governato, che non subisca le conseguenze delle discordie e delle controversie tra gruppi di potere».
Per il leader dell'Udc abruzzese è infatti sul quadro economico che bisogna puntare l'attenzione. «Nella regione -dice- c'è un'evidente frenata dei consumi, con un calo della fiducia dei consumatori. La congiuntura occupazionale che parte da un -0,5% potrebbe raggiungere il -2,5%. C'è sofferenza nella piccola e media impresa che vede all'orizzonte la prospettiva di non riuscire a superare la crisi, non tanto per gli ordinativi che cominciano ad aumentare di nuovo, quanto per la carenza di liquidità». Un altro dato dimostra lo scarso dinamismo regionale: cresce il valore dei redditi da lavoro dipendente, mentre si contrae il reddito legato all'impresa «perché le aziende non se la sentono di assumere in questo momento». E ciò dimostra che «stiamo perdendo ricchezza imprenditoriale, con la provincia dell'Aquila che risente più delle altre di questo fenomeno anche per le vicende legate al terremoto».
E allora, quali sono gli obiettivi da porsi in prospettiva? «Vi sono emergenze da sostenere con provvedimenti adeguati. Mentre la grande impresa esce dal tunnel, le aziende piccole e medie segnano il passo. Su questo dobbiamo insistere con un modello di sviluppo chiaro. Un'altra debolezza è strutturale: dobbiamo deprovincializzare l'Abruzzo. La regione deve confrontarsi con nuovi scenari, con scelte più ampie a livello nazionale ed europeo, in sinergia con le altre regioni italiane. Va insomma messo da parte il concetto dei campanili e dell'appartenenza territoriale che fino ad oggi ha condizionato le scelte».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it