TREVISO - I bambini schierati, le maestre impettite, il preside quasi sull'attenti, bandierine, palloncini. Si inaugura la nuova scuola di Fanzolo di Vedelago (Treviso), le forbici del governatore Zaia (Lega Nord) tagliano il nastro, il coro è pronto e intona l'inno: «Va' pensiero, sull'ali dorate...». E Mameli, dov'è finito? E l'inno nazionale, dimenticato?
Non s'era mai visto che a una cerimonia ufficiale al posto dell'inno nazionale venisse cantato un inno di partito (perché, che lo si voglia o no, ormai il coro del Nabucco è l'inno del Carroccio). O forse sì, s'era visto, ma in tempi oscuri e andati. Invece è accaduto sabato a Fanzolo di Vedelago, col governatore del Veneto Zaia a far da gran cerimoniere. Poi sono partite le polemiche, e poi lo stesso presidente di Regione ha provato a minimizzare (senza riuscirci) la portata del teatrino padano.
I più furibondi sono proprio quelli del centrodestra. In particolare quelli di origine An o Msi. Storace, per esempio: «Il Veneto è terra italiana. Se al governatore l'inno nazionale fa schifo, lasci l'incarico istituzionale». O Ignazio La Russa: «Se questa notizia fosse vera, sarebbe un fatto grave». E' vera, è vera. Come hanno confermato tutti i testimoni presenti, dal direttore del coro a qualche esponente del Pdl. E l'episodio, questa volta, più che far inorridire l'opposizione, ha creato parecchio imbarazzo nel centrodestra. Fino al punto da far presagire che possa diventare oggetto di contesa politica dentro la maggioranza.
Non è un caso che il commento più ruvido sia arrivato da Andrea Ronchi, uomo molto vicino a Gianfranco Fini: «Quello che è accaduto è emblematico e preoccupante. Aver deciso che l'Inno di Mameli fosse suonato senza la presenza delle autorità è un oltraggio alla nazione italiana». E' un oltraggio anche il fatto che un inno di partito sia stato suonato a una manifestazione istituzionale, ma forse ormai la Lega ci sta abituando a tutto. E allora l'affermazione di Ronchi va guardata per i risvolti politici che potrà avere: «La Lega è certamente un alleato importante. Ma si sappia che sul concetto di unità nazionale, dall'inno d'Italia al federalismo, non faremo sconti a nessuno». Più che un avvertimento pare una minaccia, visto che i prossimi mesi saranno decisivi per il sogno federalista della Lega.
Infatti, Roberto Calderoli reagisce brutalmente al messaggio di Ronchi. Quasi infastidito, o forse preoccupato: «Realizziamo il federalismo e poi, finalmente, si potrà ritornare a parlare di Unità d'Italia, dopo di che, la questione degli inni verrà di conseguenza». Gli altri suoi colleghi di partito invece tacciono. Il protagonista della vicenda, il governatore Zaia cioè, prova invece una piccola retromarcia. Dice che in realtà l'Inno di Mameli è stato suonato mentre lui stava ancora lì. E il suo portavoce aggiunge: «Mentre suonava Fratelli d'Italia Zaia teneva in mano la bandiera (italiana, si presume)». Peccato che i molti testimoni presenti abbiano fatto e facciano altri racconti. A cominciare dal maestro del coro, Marco Titotto: «Abbiamo cantato il Và Pensiero come ci avevano detto. Finita l' esecuzione il Governatore, il sindaco e le altre autorità si sono incamminate verso la scuola e si sono allontanate. A quel punto ho dato il là per l'Inno nazionale, ricevendo alla fine un applauso solo da quelli che erano rimasti fuori, e Zaia non c'era». Per non parlare di un deputato del Pdl, Fabio Gava: «Personalmente io, che ero presente alla cerimonia, non ho sentito eseguire l'Inno di Mameli».