ROMA. Le Regioni lanciano contro la manovra del governo una mobilitazione combattiva e risoluta. Dopo lo scontro che si è consumato fra i governatori e il ministro Tremonti contro «l'insostenibilità» delle misure anticrisi, il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, rilancia: la manovra sia «più equa» e «coinvolga tutti i livelli istituzionali della Repubblica. Soprattutto, abbia il minore impatto possibile sui servizi ai cittadini e alle imprese». Come primo atto, ha convocato per domani una Conferenza straordinaria. «Nessuno mette in dubbio - osserva Errani - la fase difficile attraversata dal Paese e la necessità di interventi finanziari adeguati, ma occorre costruire una manovra equa. Presenteremo le nostre proposte, partendo da una condivisa assunzione di responsabilita. Spiegheremo - annuncia ancora - ai cittadini, ai sindacati, alle associazioni rappresentative del mondo produttivo, e a forze politiche le conseguenze della manovra».
Anche Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, ribadisce le critiche e parla di «manovra squilibrata». «Alle Regioni - spiega - viene chiesto un contributo del 50%, che si avvicina al 60% contando Province e Comuni. Ai ministeri, cioè allo Stato, la manovra chiede sacrifici attorno all'1-1,5%. Le Regioni sono le uniche ad aver diminuito i debiti del 6%, i ministeri invece li hanno aumentati. L'unico risultato immediato è quello di spazzare via il federalismo fiscale». Sul versante Veneto, il governatore Luca Zaia ha confermato la convocazione «per discutere delle manovra. Sto facendo l'impossibile per essere presente, il Veneto sarà rappresentato». Anche Nichi Vendola (Puglia) manderà un rappresentante mentre Roberto Cota (Piemonte) ha annunciato la sua presenza. «La via da seguire, nell'ambito di una giusta politica di razionalizzazione, è quella di premiare le realtà virtuose».
A distanza, dalla festa della Cisl di Levico, Giulio Tremonti difende una manovra di «grande impegno e coraggio. Utile, complessa». «Mai - rivendica il ministro - un governo ha fatto un decreto come questo». Un intervento correttivo sui conti per il 2011-2012 disegnato «nel modo socialmente meno incisivo, meno negativo possibile» che non ha toccato - assicura - la sanità, nè il welfare». Invece, torna a dare una picconata alle Regioni: «Fino ad ora a loro è stato dato, se si fermano per un giro non è che succede...», dice il ministro dell'Economia. Una cosa, però, è certa: «Quest'anno è l'ultimo in cui si faranno finanziarie nazionali», afferma parlando del coordinamento a livello europeo e spiega. «Le politiche economiche si faranno nello stesso tempo dell'anno, nello stesso modo tutti insieme. Non ci sarà più un Paese che fa le sue scelte diverse dagli altri. Quello che forse non si vede ancora, ma è chiarissimo - evidenzia infatti Tremonti - è che è in atto una colossale devoluzione di poteri.
Il ministro dice basta anche all'epoca del conflitto tra capitale e lavoro. «La via giusta è quella dell'economia sociale di mercato». Ribadisce l'intenzione di rivedere l'articolo 41 della Costituzione, altrimenti - sostiene - «non vai da nessuna parte», così come - sostiene - «se modifichi l'articolo 118 fai la cosa giusta ed equilibrata», quanto alle competenze.