PESCARA - La scomunica arriva direttamente da Roma, è tutto il vertice del Pdl che mette simbolicamente la firma sotto quel comunicato di fuoco. La mail che parte sabato scorso dall'indirizzo di posta elettronica del coordinatore Filippo Piccone viene sicuramente concordata con Matteoli e Quagliariello durante il vertice separato che si tiene sabato scorso nell'ambito dell'assemblea degli ex aennini che si riconoscono in Berlusconi e che dicono addio per sempre a Gianfranco Fini, prima di essere spedita ai giornali. Tutti d'accordo: nella guerra interna al Pdl abruzzese Chiodi e Tancredi vanno fermati, rimessi in riga, il comunicato di poche righe è una condanna senza sconti.
Si erano dati appuntamento lì con Piccone e Di Stefano per parlare dell'Abruzzo e dei problemi sollevati da Gianfranco Giuliante sulla manovra di bilancio e sui fondi del terremoto, si ritrovano a leggere sul Messaggero una raffica di insulti a firma di Paolo Tancredi contro il capogruppo ribelle. E' un agguato inaspettato, il tentativo di imporre la tabella di marcia e di mettere i vertici romani davanti al fatto compiuto, e cioè al defenestramento di Giuliante ad opera di tutto il gruppo dirigente abruzzese. La censura scatta immediatamente, si traduce in uno stop durissimo al senatore teramano ma soprattutto a Chiodi che è la sua creatura. Ed è la prima volta che senza mezze misure Piccone si smarca dal gruppetto teramano di cui fino a questo momento aveva avallato ogni mossa. E' una scomunica piena per il governatore, una bella soddisfazione per Giuliante che aveva incassato gli insulti di Tancredi senza replicare. Piccone divide in tre il suo comunicato: in primo luogo ricorda che la regola dei panni sporchi che si lavano in casa vale per tutti e quindi anche per Tancredi; poi ribadisce che Giuliante non si tocca e che la nomina di capogruppo non può essere messa in discussione da Chiodi o da Tancredi e nelle cene con Mazzarelli e Di Matteo perchè «è una carica eminentemente politica» che viene decisa dal gruppo e dalla «dirigenza regionale del partito» e non certo da chi «detiene cariche di governo pur apicali» alla Regione, e quindi non da Chiodi; infine, nei prossimi giorni, Piccone convocherà con di Stefano «ogni confronto utile a risolvere la polemica tra i rappresentanti del Pdl», e affronterà probabilmente anche il tema del rimpasto della giunta regionale per consentire l'ingresso di un aquilano, anche se a questo punto la candidatura di Giuliante appare più debole. Uno schiaffone in piena regola, piazzato a mano aperta sulla faccia di Tancredi e dello stesso Chiodi, con l'avallo del vertice romano del Pdl. Giuliante gongola ma non vuole parlare: «Piccone mi ha specificamente chiesto di non polemizzare con nessuno, io specificamente rispondo che non polemizzo con Tancredi». Notare il gioco di parole: Tancredi, nessuno.