L'AQUILA - A poche ore dalla manifestazione che vedrà scendere di nuovo in piazza tutta una città, è arrivato l'annuncio del Governo: la restituzione delle tasse per i cittadini colpiti dal terremoto viene rinviata di sei mesi, slitta a gennaio 2011, grazie a un emendamento alla manovra economica che ha già una copertura di 600 milioni di euro.
Lo hanno annunciato a Roma, al termine di una giornata convulsa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il presidente della Regione Abruzzo e commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi, reduci da un incontro con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Un risultato straordinario» lo ha giudicato Chiodi. Un risultato i cui contorni tecnici non sono ovviamente ancora chiari: si ipotizza che la restituzione parta per tutti da gennaio 2011, mentre la sospensione del pagamento delle tasse continuerebbe ad essere in vigore fino a dicembre per i lavoratori autonomi sotto i 200mila euro e non per quelli dipendenti. Come non è chiara la questione delle rate per la restituzione: erano 60, potrebbero aumentare.
Un «risultato straordinario» che non sposta di molto, però, gli umori della città, che non li sposta, comunque, al punto da revocare la manifestazione voluta dai Comitati spontanei e alla quale hanno aderito praticamente tutti: dalla Curia al Consiglio regionale, dal Comune ai sindacati, all'Università, alle imprese.
Perché l'Aquila sta vivendo, sotto il peso di una crisi economica che non lascia respiro e con un'altra estate di estraniamento alle porte, con un centro storico ancora sbarrato, le ore più difficili dalla notte del 6 aprile a oggi, le ore in cui la tentazione della piazza è più forte che mai, le ore in cui la straordinaria solidarietà piovuta per mesi da tutto il mondo sembra non bastare più a mantenere i nervi saldi.
E' in questa cornice che vanno lette le parole di Letta alla fine della conferenza stampa: «Sull'Abruzzo stiamo attuando la politica dei piccoli passi, e sono convinto che questa politica darà i suoi frutti. Ai cittadini aquilani che si apprestano a protestare democraticamente e a manifestare legittimamente il proprio dissenso, dico che l'impegno del governo non verrà mai meno».
Quasi una risposta alle crude parole pronunciate dal sindaco Cialente alle due del pomeriggio, nel suo studio: «Ci hanno mollato». Neppure Cialente dimentica di quando «avevamo tutto il mondo intorno», ma neanche a lui questo basta. E non gli serve da consolazione che qualcuno gli ricordi i container di Umbria e Marche o la grande dimostrazione di forza offerta dai friulani quando fu il loro momento. Cialente non vuole raffronti: «In Friuli furono spesi 15 miliardi di euro di allora, per noi, per il prezioso centro storico dell'Aquila, vorrebbero cavarsela con 7-8 miliardi che per giunta non ci sono». E quanto a Umbria e Marche gli viene facile ricordare che a loro le tasse vennero richieste 10 anni dopo, e al 40 per cento, e in 120 rate.
Ma il vero cruccio del sindaco è un altro. «Qui non c'è più cassa». Vuol dire che il fiume di denaro si è bruscamente prosciugato, che non è arrivato un soldo dei 600 milioni previsti per il 2010, che Cialente non può garantire neppure la ristrutturazione e la messa in sicurezza dei 900 alloggi popolari dell'Ater, che pure qualche problema lo risolverebbero.
Quando Cialente dice «Ci hanno mollato», l'annuncio della proroga non è ancora arrivato, ma lui qualche indiscrezione deve averla già avuta. Al punto da immaginare: «Se anche arrivasse, cambierebbe di poco». E infatti a sera detta queste parole alle agenzie: «Bene le tasse, ma la mobilitazione prosegue».
E quindi tutti alle Villa comunale alle 4 del pomeriggio, con i trattori, con le carriole o quant'altro, per un corteo che si prevede lunghissimo, per il Corso appena riaperto e poi giù lungo viale della Croce Rossa, fino alla zona industriale dell'Aquila Ovest. Il rischio, per l'ordine pubblico, è che qualcuno possa decidere di arrivare fino al casello dell'autostrada.
Sono ore di tensione. Non hanno certo placato gli animi i manichini impiccati a diversi lampioni della città dagli attivisti di Casa Pound con su scritto «Il terremoto non mi ha schiacciato, ci hanno pensato le tasse». Indaga la Digos, per istigazione al suicidio.
Il Comitato attività produttive si rivolge al commissario Chiodi «Agevolazioni fiscali per tutti e restituzione in 120 rate»
L'AQUILA. «Le imprese e i lavoratori del cratere non sono nelle condizioni di tornare a pagare le tasse».
Il Comitato attività produttive, presieduto dalla Camera di commercio dell'Aquila, lancia un nuovo appello al Governo. E, insieme alla parità di trattamento con i terremotati di Umbria e Marche, chiede misure concrete a sostegno dell'economia locale. A partire da una nuova proroga della sospensione delle imposte dirette dal 1º luglio prossimo, per tutti i titolari di partita Iva e per i redditi da lavoro dipendente.
Il Comitato, in un documento approvato all'unanimità nell'ultima riunione, chiede anche «che la restituzione dei versamenti tributari e contributivi riferiti al biennio 2009-2010 avvenga in 120 rate, a partire dal 1º gennaio 2011». Il testo, sottoscritto da Camera di commercio, Confindustia, Ance, Apindustria, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Condiretti, Cia, Cidec, Abi e Cgil, Cisl, Uil, è stato trasmesso al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
«I recenti dati forniti dall'Inps», spiega il presidente Giorgio Rainaldi, «evidenziano una sensibile caduta dei livelli occupazionali. A ciò si aggiunge un monte ore di cassa integrazione ingente, che a marzo ha interessato più di tremila dipendenti».