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Pescara, 20/04/2026
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16/06/2010
Il Messaggero
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Regione a braccia conserte, salta il Consiglio. Molti assenti nella maggioranza Pdl, manca il numero legale: è la seconda volta in 15 giorni |
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L'AQUILA - La Regione a braccia conserte, che ha poco o nulla da fare perchè i soldi non ci sono, la manovra economica è quella che è e poi il debito sanitario assorbe il 95 per cento del bilancio regionale, si permette il lusso di fare passo. Per la seconda volta in quindici giorni il consiglio regionale si scioglie per mancanza del numero legale, a guidare la seduta a un certo punto interviene Giovanni D'Amico perchè non si trovano nè Pagano nè De Matteis. Chiodi è l'unico assente giustificato, per il secondo martedì consecutivo impegnato a Roma, ma sembra fatto quasi apposta che i consigli regionali coincidano con gli improrogabili impegni del presidente. Tanto che nel gruppo del Pdl si fa strada la tentazione di chiedere l'anticipazione delle sedute al lunedì pomeriggio, in modo che nessuno possa più accampare scuse. Eppure, consiglieri assessori e presidenti prendono 2.400 euro di indennità aggiuntive per la sola partecipazione ai consigli regionali e ottocento euro di rimborso chilometrico forfettario. Soldi che arrivano in busta paga anche quando il consigliere se ne resta a casa. Sperperi, anche questi. «Ancora una volta la maggioranza si scioglie come neve al sole delle proprie divisioni interne - commenta il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro - più che granitica la maggioranza è diventata di "granita": si scioglie, è liquefatta. Per la seconda volta Chiodi non viene in aula, giustificato da impegni istituzionali e la maggioranza appare in grado solo di partorire provvedimenti per qualcuno. Dopo la legge sui tre casotti, ha approvato in aula la legge sui tre recinti». D'Alessanro ricorda che far mancare il nunmero legale significa «sperperare denaro pubblico, improduttività, non fare il proprio lavoro, significa essere inadeguati, casuali, incapaci. Hanno confuso il consiglio regionale per una allegra scampagnata». La legge sui "tre recinti" approvata ieri dal consiglio regionale, consente ai balneatori di sanare le recinzioni abusive. «Una goccia nel mare dell'illegalità - dice Carlo Costantini dell'Italia dei Valori - che attraversa il Paese e del disprezzo verso i principi della nostra Costituzione, incluso quello in base al quale la legge dovrebbe essere uguale per tutti». L'emendamento, a firma Menna (Udc), Tagliente e Prospero è ad uso e consumo di Vasto e del versante teatino. «Il trio di consiglieri regionali vastesi - spiega Maurizio Acerbo di Rifondazione - ha così sanato la situazione di quegli stabilimenti che hanno rifiutato di adempiere alle ordinanze comunali. Ricordo che questi balneatori hanno già perso in sede di giustizia amministrativa e che il divieto è previsto nel piano demaniale marittimo regionale. Si tratta di una porcata non solo nei confronti del demanio marittimo ma anche dei balneatori che hanno rispettato le leggi». Dello stesso avviso la Confesercenti che denuncia: «Il mini condono per quei pochi imprenditori balneari che hanno eretto abusivamente le recinzioni dei propri stabilimenti, è pesantemente discriminatoria nei confronti dei tanti balneatori che invece hanno agito nel rispetto delle regole, in attesa del nuovo piano demaniale e dell'estensione delle concessioni a venti anni». Una legge contro Vasto e il suo sindaco «che hanno garantito il rispetto delle regole uguali per tutti», ricorda D'Alessandro. Premiati i furbi, come sempre. Ma non basta: verso il finale il consiglio vota un progetto di legge con contributo di 450mila euro al consorzio di bonifica Interno con sede a Pratola Peligna, presentato dall'assessore regionale all'Agricoltura Mauro Febbo, con la motivazione di «sostenere l'ente per la manutenzione delle infrastrutture danneggiate per il terremoto». Il Pd vota il provvedimento dopo che il contribuito viene ridotto da 750mila a 450. Bocciato l'emendamento Acerbo che ne chiedeva la rendicontazione. Un altro regalo, l'ennesimo.
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