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Data: 16/06/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Pomigliano fabbrica assenteisti. Nello stabilimento campano boom di certificati medici durante gli scioperi Cgil non firma l'accordo proposto dal Lingotto. Il 22 referendum tra i lavoratori

Permessi per fare i rappresentanti di lista, gli scrutatori o i presidenti di seggio alle Politiche, alle Comunali, ai Referendum. Poi le malattie: sulla carta vere epidemie scoppiate, casualmente, nei giorni di sciopero. Sono migliaia i casi anomali di assenteismo registrati nello stabilimento Fiat di Pomigliano e in quelli di Melfi e Foggia. Ora una parte di lavoratori critica l'accordo proposto dal Lingotto che prevede, tra le varie clausole, di non pagare i giorni di malattia se coincidenti con manifestazioni sindacali o elettorali. Ma i conti non tornano. A Pomigliano il 9 aprile 2004, quando fu proclamato uno sciopero contro i ritmi di lavoro, risultavano malati 861 dipendenti mentre il 16 novembre 2007, sciopero per il rinnovo del contratto, 471 lavoratori hanno presentato il certificato medico. Ma il vero nemico della produttività di Pomigliano sono le elezioni. Ad aprile 2005, durante le consultazioni regionali, sono stati registrati 1.494 permessi elettorali (il 36,4% dell'organico), ad aprile 2006, con le elezioni politiche, hanno chiesto un permesso 1.725 dipendenti; a maggio 2006, per le Comunali, i permessi elettorali sono stati 425. Stessa musica a giugno 2006 (elezioni comunali e referendum): 1.696 permessi elettorali e ad aprile 2008 (elezioni politiche) 1.518 permessi. In media, ogni tornata elettorale, i dipendenti interessati sono stati assenti per tre giorni con un costo per l'azienda di 450 euro ciascuno. Ma non è tutto. Un assenteismo anomalo si è registrato anche a Melfi. Il 28 e 29 marzo 2010, con le elezioni amministrative, sono stati presentati 3.085 certificati elettorali: 20 per presidenti di seggio, 36 per scrutatori. Gli altri 3.029 tutti rappresentanti di lista. Allo stabilimento di Foggia ad aprile 2008 i permessi elettorali hanno riguardato 614 lavoratori, a giugno 2005, durante i referendum, sono stati 630, un mese prima, per le elezioni regionali, i certificati sono stati 889. Assenze strane ma sempre a spese dell'azienda. Protesta la Fismic, che se la prende con la Cgil: «Se la Fiom intende fare una battaglia a tutela del diritto di sciopero per andare a vedere le partite di calcio, se la Fiom crede che sia giusto che il 60% dei lavoratori partecipi al seggio elettorale, se la Fiom crede che sia giusto farsi dare la malattia da medici compiacenti quando c'è uno sciopero contrattuale faccia pure. A noi tutto questo pare anacronistico, il sindacato non è mai stato per la difesa dei privilegi e delle furberie».

Il Lingotto integra l'intesa Firmano tutti tranne la Fiom Ora la parola ai lavoratori
16-06-2010

Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it La Fiom Cgil resta all'angolo. Da sola. Nessun sindacato tra i maggiori più importanti ha esitato a firmare, ieri, il nuovo accordo a loro sottoposto dalla Fiat sulla produzione a Pomigliano d'Arco. A vincere le ultime resistenza di Fim, Uilm, Fismic e Ugl l'inserimento di un sedicesimo punto che istituisce una commissione paritetica di raffreddamento sulle sanzioni previste in caso di violazione dell'intesa. Una richiesta delle organizzazioni sindacali che ha avuto il via libera da Torino. Ora l'accordo sarà sottoposto al referendum tra i lavoratori, il 22 giugno. E in caso di esito positivo consentirà alla casa torinese di portare la produzione della Panda nello stabilimento campano. Gli investimenti del Lingotto, 700 milioni di euro, restano infatti subordinati alla consultazione. La Fiat ha integrato la sua proposta con la commissione paritetica azienda-sindacati sulle sanzioni da applicare ai lavoratori che non dovessero rispettare l'accordo, ma non ha fatto passi indietro sugli aspetti, quelli che riguardano diritti ritenuti indisponibili, che la Fiom continua a ritenere contro la legge e contro la Costituzione. L'accordo è stato salutato con grande soddisfazione anche dal governo. A partire dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che ne ha evidenziato, con poche parole, le conseguenze sul futuro delle relazioni industriali: «È la rivincita dei riformisti su tutti gli altri» Non si è mossa di un millimetro invece la Fiom secondo la quale «si tratta di un testo irricevibile, che va oltre le questioni relative allo stabilimento, che pone problemi seri di contrasto alla Carta costituzionale per quanto riguarda il diritto di sciopero,e deroga alle leggi e al contratto nazionale»ha detto il responsabile del settore auto della Fiom, Enzo Masini. Eppure il suo no arriva nel giorno che conferma il calo delle vendite di auto a maggio. La Fiat in particolare ha registrato una forte frenata, che si ripercuote sul gruppo Fiat con una flessione delle immatricolazioni nell'Ue a 27 del 22,7%. In calo anche anche la quota del Lingotto: al 7,9% (dal 9,2%) nell'Ue a 27 paesi.

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