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Data: 16/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pomigliano, no della Fiom. Il 22 lavoratori al referendum. Firmano Fim, Uilm, Fismic, Ugl: sciolto il nodo delle sanzioni

ROMA Accordo separato: firmano Fim, Uilm, Fismic, Ugl; non firma la Fiom. Nessun colpo di teatro, tutto come previsto, tranne le due ore di ritardo con le quali si è aperto il tavolo conclusivo nella sede di Confindustria tra Fiat e i vertici delle organizzazioni metalmeccaniche. Adesso l'intesa dovrà passare al vaglio dei lavoratori che decideranno se far scattare o meno la nuova organizzazione del lavoro a Pomigliano. Referendum fissato per il 22 giugno anche se la Fiom lo ha già sconfessato: improponibile sotto la minaccia di chiusura dell'impianto. Le assemblee informative però, partiranno, già questa mattina: macchine oliate perché tutti dentro e fuori il sindacato avevano previsto l'epilogo del negoziato. Lo aveva previsto anche la Cgil che pure, fino all'ultimo, ha tentato di convincere i suoi della Fiom a sottoscrivere un accordo che non proponeva alternative e comunque denunciando le violazioni contrattuali e costituzionali che, a suo giudizio, il testo proposto dal Lingotto conteneva e contiene. L'azienda, nell'ultima versione del protocollo ha apportato una correzione accettando l'istituzione di una commissione paritetica per dirimere eventuali sanzioni per chi non rispetti gli accordi. Troppo poco per le "tute blu" della Fiom che hanno confermato: «Quel testo è irricevibile perché basato sul ricatto dei lavoratori ai quali la Fiat impone di accettare deroghe a leggi e contratti. La minaccia di licenziare i singoli lavoratori, non è cambiata, c'è tutta». Enzo Masini (responsabile auto della Fiom) mentre gli altri firmavano ha abbandonato il tavolo. Più tardi ha spiegato che il referendum non è possibile sotto la minaccia di chiusura dello stabilimento. Per il leader della Fismic, Roberto Di Maulo «le sanzioni sullo sciopero (uno dei punti critici del testo) non riguardano il singolo lavoratore, ma le organizzazioni sindacali che promuovono forme di lotta ostili».
Con l'accordo la Fiat si impegna a trasferire dalla Polonia a Pomigliano la produzione della Panda e ad investire 700 milioni. «Però - ha avvertito il segretario della Uilm, Rocco Palombella - l'azienda ci ha detto che sbloccherà gli investimenti solo quando la stragrande maggioranza dei lavoratori dirà sì all'intesa». Insomma, il Lingotto non vuole sorprese. Più precisamente, vuole che la nuova organizzazione del lavoro sia condivisa dai propri dipendenti, cioè da coloro che saranno chiamati ad applicarla.
A livello politico da registrare reazioni variegate nell'opposizione. Assai critiche quelle che arrivano dalla sinistra estrema. Antonio Di Pietro (Idv) parla di «intesa che riduce i diritti». Positivi i commenti sul versante governativo. «E' la rivincita dei riformisti su tutti gli altri», sottolinea il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Per il titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, si tratta di «un accordo straordinariamente importante. Ora mi auguro che la Fiom e la Cgil non vogliano ostacolare il percorso della Fiat che ha deciso di procedere ugualmente. Purtroppo a Pomigliano c'è un sindacato che coraggiosamente si mette in gioco e una Fiom che non è più quella di una volta. Una volta era l'aristocrazia operaia che non avrebbe mai commesso l'errore di allontanarsi dalla sua base». Stoccata finale alla Fiom da parte del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: «Il riferimento alla Costituzione è inaccettabile, fa un uso improprio della Carta fondamentale».

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