C´è una strana confluenza di opinioni sulla manovra finanziaria che a giorni il governo dovrà presentare in Parlamento. Ciò che parti consistenti della maggioranza hanno chiesto lunedì al premier Romano Prodi e che preoccupa anche le parti sociali è che si tratti di una legge di bilancio troppo imperniata sui tagli e troppo poco sugli investimenti. Che finisca per penalizzare lo sviluppo, insomma, in nome del risanamento.
Le preoccupazioni dei senatori dell'Ulivo
Nell´incontro - il primo di una serie, gli altri però saranno più specifici sui singoli nodi da sciogliere - tra Prodi e i senatori dell´Ulivo, l´invito che è venuto dai gruppi parlamentari al presidente del Consiglio è quello di rispettare tre cardini: che la manovra sia condivisa da tutta la maggioranza, che rispetti il programma della coalizione e che non abbia blindature preventive. Queste sono le richieste - di fatto di un dibattito aperto - rivolte dai parlamentari dell´aula più difficile per il varo della manovra, quella dal quorum più delicato, secondo quanto ha raccontato alla stampa dalla presidente dei senatori dell´Ulivo Anna Finocchiaro. La Finocchiaro ha inoltre auspicato che la manovra contenga «interventi per il Mezzogiorno nel quale si sono create importanti aspettative». Prodi ha confermato nel corso della riunione a Palazzo Madama che il confronto continuerà, anche giovedì prossimo, alla vigilia del varo della manovra da parte del consiglio dei ministri, e quindi non solo a Palazzo Madama ma anche a Montecitorio con i gruppi della Camera.
Le richieste di Montezemolo
A Imperia anche il presidente degli industriali italiani Luca Cordero di Montezemolo sottolinea che «non possiamo avere un governo che mette tasse fondamentalmente per pagare gli interessi sul debito pubblico e che non generi risorse per investimenti sullo sviluppo». Ed indica i tre settori sui quali, secondo gli industriali, bisogna puntare come priorità: «Le infrastrutture, la ricerca, l'innovazione», in un Paese che «è stato l'unico in Europa nel 2005 a crescita zero», e dove per produttività «siamo al lumicino». E il messaggio del presidente di Confindustria non è rivolto solo al governo, ma anche agli stessi industriali. «Se non cresciamo dipende da noi imprenditori - dice -, ma non solo da noi». Ed ai sindacati, che hanno criticato un suo recente discorso in cui chiedeva un aumento della produttività per maggiori margini di guadagno per le aziende, specifica che secondo la sua impostazione gli aumenti di salario devono sì esserci ma solo se legati ad una maggiore produttività. Mentre alle imprese dovrebbero essere corrisposti vantaggi fiscali per favorire fusioni e concentrazioni.
Faccia a faccia tra sindacati e Padoa Schioppa
I sindacati - oltre a far notare che la produttività non dipende solo dai tempi di lavoro ma anche da organizzazione della produzione e innovazione tecnologica - sono però anche quelli meno disposti ad accettare una linea di tagli che ricada soprattutto nelle tasche dei lavoratori dipendenti. Si è saputo lunedì di un incontro informale tra il ministro dell´Economia Tommaso Padoa Schioppa e i tre segretari generali di Cgil Cisl e Uil Epifani Bonanni e Angeletti che si è concluso con quello che in gergo politichese si definisce come «un franco scambio di vedute» per dire che non ci si è trovati d´accordo pressappoco su nulla. Nell´incontro, che doveva rimanere riservato, si è parlato unicamente dell´impatto del rinnovo del contratto del Pubblico impiego sulla prossima Finanziaria 2007. Il contratto è ormai scaduto dal 31 dicembre 2005 e oltre a questa lunga vacanza contrattuale il precedente esecutivo berlusconiano ha anche lasciato in eredità uno stanziamento del tutto insufficiente per onorare l´adeguamento degli stipendi alle richieste dei sindacati: solo 835 milioni di euro per il biennio 2006-2007 . Il ministro Padoa Schioppa, come aveva anticipato il collega all´Innovazione Luigi Nicolais nelle scorse settimane, è disposto ora a stanziare un altro miliardo di euro per i 2 milioni di dipendenti pubblici. I sindacati continuano invece a chiedere dai 3 e mezzo ai 4 miliardi. Dunque mancano all´appello circa 2 miliardi di euro. E è gioco-forza che ritengano la base di partenza del tutto insufficiente per entrare nel dettaglio di una trattativa. In mattinata ad un incontro a cui partecipava anche il presidente del Senato Franco Marini, il leader della Cisl Raffele Bonanni non ha fatto mistero che «se il governo non dovesse mettere il Finanziaria i soldi necessari per i contratti si aprirebbe un problema molto serio». E c´è chi ha fatto trapelare dal fronte sindacale l´inizio di un dibattito su un possibile sciopero.