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Pescara, 20/04/2026
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Data: 16/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
E gli operai scelgono fra paura e speranza. Capannelli all'entrata: qualche "no" ma molti sono favorevoli

POMIGLIANO D'ARCO (NA) - È l'una e mezzo quando i lavoratori scendono dalle auto e dai bus per dare il cambio ai colleghi del primo turno, iniziato all'alba. Fa un caldo africano all'esterno dei cancelli dello stabilimento di Pomigliano d'Arco ma c'è voglia di parlare. Sul marciapiede che porta al varco operai, Ferdinando Peluso, di Frattamaggiore, reparto lastratura, 35 anni, sposato, due figli, non ha dubbi: «L'accordo? Sono contrario: stanno andando oltre». Pochi metri più avanti, davanti al cancello, è già mobilitazione per il no all'intesa. Luigi Aprea, delegato del sindacato autonomo Slai-Cobas, impugna un megafono: «Non votate per l'accordo-truffa: sabato tutti a Pomigliano per l'assemblea dello Slai». A poca distanza, i militanti della Fiom distribuiscono volantini. Antonio Madonna, leader di fabbrica dei metalmeccanici della Cgil, discute a voce alta.
La tensione sale. Nel piazzale c'è anche lo stato maggiore di Rifondazione Comunista: il segretario, Paolo Ferrero, Tommaso Sodano, Raffaele Tecce. Ferrero è deciso: «La Fiat ha un atteggiamento mafioso». Si avvicina il momento del cambio turno, arrivano le telecamere di Mediaset e c'è qualche tensione: «Vi manda Berlusconi: non vi vogliamo parlare».
Torna la calma. Gli operai continuano a entrare. Diego Mignone, 36 anni, di Napoli, sposato, un figlio: «Sono contrario all'accordo». Marco Amatruda, addetto alla verniciatura, 51 anni, sposato, 2 figli. ribatte: «Io invece sono favorevole: dobbiamo adeguarci, il mercato non tira». Si moltiplicano le dichiarazioni di chi non vuole l'intesa. Arriva un sì: «Sono favorevole: di questi tempi meglio questo che niente», afferma Giovanni Moscatiello, di Acerra.
Escono gli operai del primo turno. «Voglio precisare che non sono sindacalizzato - premette Giuseppe Sposito, 40 anni, di Brusciano, reparto verniciatura - e che sono in parte favorevole all'accordo: c'è cassa integrazione da troppo tempo». Sguardi stanchi. Dall'altra parte dell'ingresso, nel grande piazzale interno delimitato dai capannoni, un tabellone digitale bianco e azzurro mostra cifre e dati: «267 giorni senza infortuni, 0 infortuni dall'inizio dell'anno, ultimo infortunio: 21 settembre 2009». Nel parcheggio Raffaele De Falco, di Pomigliano, 42 anni, moglie e un figlio, dice: «Non lo so, la situazione non è chiara: non ci informano».
Sopraggiunge un gruppo di giovani. Sono tutti contrari all'intesa. Vogliono conservare l'anonimato. Poi, un altro sì: lo pronuncia Aniello Allocca, 30 anni, di Nola: «Dobbiamo lavorare».
Teresa D'Amico, 35 anni, di Casalnuovo, aggiunge: «Da due anni non riesco a pagare il mutuo della casa: dico sì anche se ci sono punti sfavorevoli». Alle due e mezza il megafono dello Slai-Cobas si spegne. Mimmo Mignano, uno di loro, annuncia: «Stasera proietteremo davanti alla fabbrica un film sulla storia dei lavoratori». Il film è di un regista romano, Danilo Licciardelli, che sta anche girando un documentario sul caso-Fiat.
Oggi pomeriggio (15,30), a Pomigliano, nel palazzo dell'Orologio, ci sarà invece l'assemblea della Fiom. Luigi Mercogliano del sindacato Fismic, chiarisce: «Abbiamo sottoscritto l'accordo perché e giusto farlo e non perché qualcuno ci ha ricattato: liberamente daremo la parola ai lavoratori con il referendum».

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