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Data: 16/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Regioni all'attacco: «Tagli incostituzionali» Spariti i fondi per la famiglia, a rischio l'invalidità per ragazzi down e non vedenti. Formigoni: «Via un terzo dei treni per i pendolari»

LA MANOVRA Schifani: «Necessaria, finito il tempo delle cicale» Formigoni: «Via un terzo dei treni per i pendolari»

ROMA. Le Regioni scendono in guerra col governo: «Rivedere la manovra, renderla equa». Non scaricare solo su Regioni, Comuni e Province i tagli. «Ci sarà una riflessione in sede parlamentare - taglia corto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - ma i conti devono tornare». Ancora più duro Renato Schifani, presidente del Senato: «La manovra è necessaria, il tempo delle cicale è finito». Gianfranco Fini, presidente della Camera, fa un ragionamento più ampio: «L'Italia presenta aspetti critici con nodi strutturali che se non risolti possono spingere il Paese in una fase di pericoloso declino». La ricetta? «Strategia di crescita affiancata alla stabilità».
Ma sono le Regioni ad alzare il livello dello scontro. Tutte insieme, approvando un documento all'unanimità, governatori di centrodestra a fianco di quelli di centrosinistra. «La manovra è a rischio incostituzionalità», «Irricevibile», «Iniqua», «Uccide il federalismo»: sono le frasi che ricorrono. «Ma non alzeremo bandiera bianca, non ci arrendiamo», dice Vasco Errani, presidente dell'Emilia e della Conferenza dei presidenti.
Il più duro è il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, Pdl. «Questa manovra va cambiata, è possibile, è doveroso farlo». Non per modificare i saldi, cosa sulla quale Tremonti ha già detto no, «ma per distribuire equamente il peso dei tagli». Poi spiega: «Oggi quelli fatti ai ministeri sono una "pettinatina", se tagliamo a tutti il 3,5% è già una cosa equa».
Poi il presidente della Lombardia scende nel dettaglio. «La manovra è a rischio incostituzionalità perché intacca il principio del collegamento diretto fra le funzioni conferite alle Regioni e le risorse necessarie per il loro esercizio», dice Formigoni. E parte con un esempio: «Il taglio di un terzo dei fondi destinati ai trasporti pubblici obbliga le Regioni a tagliare di un terzo i servizi per i pendolari, e le aziende di trasporto a tagliare di un terzo il personale». Spariti anche i fondi per la famiglia, 130 milioni: «Non erano tanti, ma sono stati spazzati via».
«La posizione di Formigoni - dice Claudio Martini, ex presidente della Regione Toscana - chiarisce che il taglio non è alle Regioni, ma ai cittadini e alle imprese».
«Se qualcuno ha il sospetto che ci siano falsi invalidi che ricevono l'assegno vada a vedere i dati. Non si faccia demagogia a buon mercato», dice ancora Formigoni. Nel documento approvato all'unanimità dai presidenti delle Regioni si lancia l'allarme per l'autismo e la sindrome down: «L'innalzamento dal 74 all'85% per l'ottenimento dei benefici comporta l'esclusione di importanti patologie come schizofrenia, autismo, sindromi depressive, ma anche la sindrome di down, la cecità, il sordomutismo che colpiscono il 2-3 per mille dei minori fino a 14 anni, 17mila potenziali beneficiari». Poi c'è il capitolo federalismo fiscale: «Questa manovra uccide il bambino nella culla, mentre in questo Paese di federalismo ha assolutamente bisogno», dice ancora Formigoni. «I governatori hanno ragione - dice Pier Luigi Bersani, segretario Pd - con questa manovra le Regioni dovranno tagliare il 20-25% delle loro politiche sociali».
«Giusto l'allarme delle Regioni, anche quello sul federalismo», dice Epifani, Cgil.

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