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Data: 17/06/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pomigliano, alta tensione Fiom-Cgil. Marcegaglia: incredibile dire «no» Assemblea infuocata. Epifani: al referendum vinceranno i «sì»

La vertenza Fiat/ Le tute blu: accordo inaccettabile. La segreteria regionale: votare a favore

ROMA Assemblea ad alta tensione a Pomigliano, raccolta di firme a Mirafiori contro l'accordo con la Fiat. Si consuma così il giorno dopo lo "strappo" della Fiom con le altre organizzazioni sindacali. Ed è uno "strappo" destinato a produrre profonde lacerazioni all'interno della Cgil. A testimoniarlo la contrapposizione tra la Cgil e la Fiom campane con la prima che lancia un appello ai lavoratori a votare «sì» all'intesa e la seconda a ribadire che il referendum è «improponibile». Attimi di tensione e fischi per il rappresentante della segreteria regionale Cgil durante l'assemblea a Pomigliano che si conclude con la formalizzazione del «no» della Fiom, che giudica «inaccettabile e illegittimo» l'accordo e il conseguente referendum. Con l'invito comunque ai lavoratori a partecipare al voto «per evitare rappresaglie dell'azienda».
In mezzo il leader della confederazione, Guglielmo Epifani, che sottolinea come possa essere «difficile che l'azienda faccia marcia indietro» ed aggiunge come «sia importante che i lavoratori vengano coinvolti e partecipino all'accordo». Poi un pronostico che è quasi una certezza. E suona come un invito: «Ed occhio e croce credo che i dipendenti andranno a votare e credo che diranno sì. Un sì all'occupazione, sì al lavoro, sì all'investimento».
Va giù pesante il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «E' incredibile il no della Fiom. Incredibile che lo dica davanti ad un'azienda che va contro la storia, prende produzioni dalla Polonia, le riporta in Italia e investe 700 milioni». Giudizio al quale replica con una battuta sferzante il segretario della federazione di Sinistra, Paolo Ferrero: «La Marcegaglia vada a lavorare in fabbrica per sei mesi così non troverà più incredibile il no della Fiom». Le "tute blu" della Cgil spiegano ancora una volta il loro «no». «Siamo ad un ricatto - secondo il leader, Maurizio Landini - in quanto ai lavoratori viene chiesto con la pistola alla testa: vuoi lavorare o chiudo la fabbrica? Deve scegliere tra vivere o morire ed è chiaro che sceglierà di vivere. Però non firmeremo neppure se dal referendum uscisse un sì». Secondo Antonio Di Pietro (Idv) l'accordo su Pomigliano crea un pericoloso precedente per la deregulation del lavoro. Per il governatore della Puglia, Nichi Vendola, nello stabilimento campano è addirittura morto il contratto nazionale: «Finisce nel 2010 la guerra dei 30 anni, nata a Torino nel 1980 con la Fiat che ha provato a stracciare tutto il movimento sociale». Dal Lingotto nessun commento. A Torino sono solo proiettati sul referendum di martedì prossimo. L'amministratore delegato, Sergio Marchionne, vorrebbe una vittoria ampia dei «sì», evidentemente per gestire senza turbolenze la nuova organizzazione del lavoro. I sindacati firmatari dell'intesa sono convinti che il risultato delle urne sarà favorevole. Ma è chiaro che sarà rilevante la percentuale: un 60-65% di consensi sarebbe ritenuto un esito «buono, quasi ottimo»; sotto sarebbe «deludente». I pronostici sono tutti orientati verso un'affermazione dei «sì». Sulla base anche dei risultati delle ultime elezioni dei delegati Rsu: Uilm 21,7% (9 delegati), Fiom 21,5% (9), Fismic 20,0% (9), Fim 18,6% (8), Ugl 6,6% (3), Cobas 7,6% (2), Cisal 2,4% (1), Cub 1,7.

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