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Pescara, 22/04/2026
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17/06/2010
Il Messaggero
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Pescara, la ribellione dei "poveri" consiglieri. Lettera a Senato, Camera e Uppi: «Fermate i tagli del Governo, lo stipendio non ci basta» |
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PESCARA - Un caso di necessità, sì proprio così, di bisogno e difficoltà. Un caso disperato, da risolvere in fretta e di nascosto, una modifica di legge e tutto si rimette a posto, ma per favore zitti e mosca perchè è meglio che non si sappia in giro. La lettera parte con mille cautele, tre destinatari così almeno uno li starà a sentire: Unione Province, Senato, Camera. Scrivono che non arrivano a fine mese, che con i loro stipendi non ce la fanno a tirare avanti, che la scure di Tremonti li ridurrà sul lastrico, che il taglio del 3% è già una coltellata, figuriamoci il divieto di cumulo delle indennità. Scrivono così e non sono i cassintegrati Sevel nè i terremotati o i 43mila in cerca di lavoro ma i consiglieri provinciali di Pescara, tutti un solo escluso dal centrodestra al centrosinistra, uniti dal comune mal di vivere con mille e trecento euro al mese che adesso diventeranno 1.045, una miseria per la casta pescarese. Casi disperati, casi di necessità? Si fa per dire. La lettera che i capigruppo provinciali per una volta solidali intitolano senza alcun pudore "documento di indirizzo politico" è partita ieri dalla Provincia, cinque pagine articolate in cui chiedono di abolire l'articolo cinque dal comma 6 al comma 11 della manovra economica, dove si stabilisce che gli stipendi vanno ridotti per tre anni del 3 per cento, come in ogni Provincia italiana fino a 500 mila abitanti. La casta non ci sta, non è giusto tagliare gli stipendi dei politici, scrivono i capigruppo del Pdl Angelo Faieta, del Pd Antonello Linari, di "Rialzati Abruzzo" Francesco Cola e dell'Udc Gabriele Santucci (unica che non firma è Antonella Allegrino dell'Idv), perchè questa appare, «ai sensi di un approfondito giudizio» che sarebbe quello di cotanti capigruppo, «più una scelta di accondiscendenza verso gli umori stagionali della pubblica opinione che una scelta ponderata». Tremonti impari da loro. I tagli ai costi della politica che Pdl e Pd predicano per mari e monti secondo i capigruppo pescaresi sono da evitare, perchè dettati dal furor di popolo. Leggere per credere: «La previsione dell'indennità massima prevista per i consiglieri pari ad un quinto dell'indennità del presidente appare esigua e minimale», scrivono i bisognosi. Loro hanno già dato e questo nuovo taglio «appare ancora più penalizzante». Poi vengono alle cifre: «L'importo di 1.348 diminuisce a circa 1.045 con una diminuzione percentuale di quasi il 30%», senza contare il divieto di cumulo delle indennità, un sacrificio insopportabile. I consiglieri ingordi invocano il tana liberi tutti, la crisi va bene ma che a pagarla siano i politici è cosa mai vista. Una popolazione disagiata, così si definiscono i capigruppo, basta definirli privilegiati, anzi è il caso che per loro venga previsto «un sostegno economico» che gli consenta di dedicarsi ai loro impegni coprendo «i disagi, anche economici, che l'impegno elettivo comporta». Perchè, sia chiaro, la cifra che incassano è inadeguata: «Il volume minimo dell'indennità prevista va a remunerare minimamente, parzialmente e insufficientemente il lavoro del consigliere eletto e limita l'orizzonte dei buoni e meritevoli propositi d'impegno». Vorrebbero lavorare ma poveretti, non ce la fanno: a giugno c'è stato un solo consiglio e il prossimo è previsto a luglio, uno al mese è una gran fatica. La manovra va fermata anche perchè il cumulo delle indennità significa «negare la qualità d'impegno» dei consiglieri. Insomma il taglio alle indennità è «scelta inopportuna, profondamente limitativa e penalizzante». Alla faccia della generazione-mille euro: giovani e pensionati, che in Abruzzo sono la maggioranza.
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