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Pescara, 22/04/2026
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Data: 17/06/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Legnini: con questa manovra l'Abruzzo si scioglie. Il senatore del Pd: il presidente si accorge in ritardo della drammaticità della situazione

ROMA. «Se la manovra pensata dal governo Berlusconi andrà in porto così com'è oggi, l'Abruzzo rischia la liquefazione e la liquidazione. E' necessaria un'azione forte e unitaria per difendere l'Abruzzo». Lo afferma il senatore abruzzese del Partito democratico, Giovanni Legnini, che, ieria mattina, assieme ai presidenti dei gruppi parlamentari d'opposizione ha incontrato i presidenti delle Regioni guidate dall'emiliano Vasco Errani, in allarme per gli effetti della manovra. «Alla manovra di Tremonti», dice Legnini, «si aggiunge per la nostra regione l'enorme indebitamento accumulato dalla destra fra il 2000 ed il 2005, con il risultato che l'Abruzzo si fermerà. Ci saranno tagli al trasporto pubblico locale, all'edilizia sanitaria, e non ci saranno risorse per le famiglie, le imprese, la cultura, il turismo, gli enti locali. Non ci saranno fondi per il lavoro delle nuove generazioni, e ci sarà il taglio anche per il fondo Fas, stanziato già nel 2007 dal governo Prodi: i fondi vengono trasferiti alla presidenza del Consiglio, rendendo incerti i tempi di quelli residui».
Una «situazione drammatica», dice Legnini, «di fronte alla quale Chiodi è rimasto in silenzio, e di cui si è accorto con enorme ritardo rispetto al grido d'allarme che abbiamo lanciato venti giorni fa. Oggi invece Errani, Formigoni, Polverini e altri presidenti di Regione ci hanno detto che se passa questa manovra, le Regioni si ridurranno al ruolo di grandi aziende sanitarie in barba al federalismo ed alle autonomie locali».
Per queste ragioni il Pd annuncia battaglia in Senato. «Chiederemo con forza di cambiare radicalmente marcia», annuncia Legnini, «perché la condizione dell'Abruzzo è fra le più critiche in Italia. La Regione è commissariata, indebitata e disidratata. Noi prendiamo atto della realtà: lo faccia anche la maggioranza, lo facciano anche i parlamentari abruzzesi del Pdl e apriamo un confronto vero e se sarà necessario una vertenza con il governo nazionale».
«Se questo non avverrà», conclude Legnini, «la conseguenza sarà che la destra si ritroverà a governare una istituzione svuotata, e che gli abruzzesi torneranno ad emigrare come sta già avvenendo per le giovani generazioni».

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