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Data: 01/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Regioni in trincea: manovra peggiorata. I governatori contro i correttivi del governo: «Ingestibili, pezza peggio del buco»

FINANZIARIA BATTAGLIA SUI TAGLI Oggi vertice straordinario dei presidenti Il Pd: mobilitazione il 16 e 17 luglio

ROMA. I tagli autogestiti non piacciono alle Regioni e agli enti locali che chiedono un incontro urgente con Berlusconi per giungere a una soluzione condivisa». Non lo è sicuramente l'emendamento alla manovra presentato dal senatore del Pdl Antonio Azzolini, considerato dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni «una pezza peggio del buco» e dal segretario del Pd Bersani come una pistola «perché le Regioni si sparino tra di loro». In pratica, secondo la proposta della maggioranza, fatti salvi gli intoccabili saldi della manovra si concede alle Regioni di decidere come e dove tagliare. Non si riequilibrano, come richiesto, i sacrifici tra tutte le articolazioni dello Stato e si spostano alcuni tagli su Comuni e Province.
Restano dunque in piedi le ragioni della protesta dei governatori con la decisione di restituire allo Stato centrale una serie di competenze. Il presidente dell'Emilia-Romagna Vasco Errani, che considera i corettivi alla manovra «ingestibili» e «peggiorativi», ha convocato per oggi una seduta straordinaria della Conferennza delle Regioni e delle Province autonome: «Sarà pace vera - sottolinea Errani - quando Tremonti rivedrà i tagli». Tuttavia cinque governatori di centro destra (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo e Molise) insistono sulla necessità del «confronto col governo». Con l'emendamento Azzolini i tagli restano e dovranno essere gestiti dalle Regioni che, per questo motivo, dovranno ridurre drasticamente i servizi per cittadini. E' questo il timore del Pd che paventa l'arrivo di nuove tasse e annuncia una mobilitazione nazionale del partito per il 16 e il 17 luglio. «Per una volta sono d'accordo con Roberto Formigoni - commenta la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro - L'emendamento del relatore non cambia nulla e questa manovra resta inaccettabile perché massacra il sistema delle autonomie locali, non affronta la crisi del paese, è iniqua e non riformista». Anche il segretario Bersani giudica «gli emendamenti una pezza peggiore del buco». Gli spazi per un accordo appaiono difficili se non ci sarà un riequilibrio dei sacrifici, come chiedono i governatori. Ma per la Confindustria il fatto che le Regioni «possano scegliere dove e come tagliare» può aprire la strada all'intesa.
La segreteria della Cgil invece boccia decisamente gli emendamenti perchè «non cambiano e, per alcuni aspetti, aggravano il nostro giudizio negativo sull'iniquità del provvedimento e sull'assenza di politiche per l'occupazione e per la crescita». Nulla cambia sui contratti congelati e la contrattazione. Per quanto riguarda Patto di stabilità e Regioni «si conferma la dimensione dei tagli» che renderanno «impossibile nel territorio mantenere i servizi ai cittadini». La Cgil contesta il concetto di virtuosità del quale «non si comprende quali sarebbero i reali parametri di definizione» e che invece introduce «ulteriore iniquità perchè aumenterebbe i tagli per le Regioni più piccole e per il Mezzogiorno».
Ma la manovra contiene anche l'aumento dell'età pensionabile per le dipendenti pubbliche con un automatismo di allungamento per tutte «anche per chi - commenta la Cgil - con 40 anni di contributi non beneficia di nessun effetto sulla retribuizione».

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