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Data: 01/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Manovra, Regioni ancora all'attacco. Verso tagli meno duri per i giudici

ROMA - Alle Regioni (e ai Comuni) non è piaciuto l'emendamento che - senza ridurre l'entità complessiva dei tagli pari a 4 miliardi nel 2011 - consente loro di decidere autonomamente su quali voci incidere. «E' una pezza che peggiora il testo precedente», è stato il tagliente commento di Roberto Formigoni, presidente della Lombardia. «E' come dare al condannato la corda con la quale impiccarsi», ha chiosato Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e presidente dell'associazione dei Comuni. Per il rappresentate delle Regioni Vasco Errani: «Il giudizio sulla manovra sarà diverso solo quando i tagli saranno ridotti». Diversa nei toni - ma non nella sostanza - la reazione dei presidenti delle cinque regioni che oltre ai tagli devono anche risanare la Sanità (Lazio, Campania, Molise, Calabria e Abruzzo) che hanno parlato della necessità di continuare il dialogo. Per fare il punto oggi si riunirà la conferenza delle Regioni in seduta straordinaria.
Resta difficile, tuttavia, trovare un briciolo di riscontro alle parole del leader della Lega, Umberto Bossi, che ieri in conferenza stampa ha testualmente detto: «Fra Tremonti e le Regioni è scoppiata la pace».
Pace che non si vede neanche su un fronte caldo come quello dei magistrati che, nonostante l'annuncio del ministro dell'Economia di un nuovo emendamento che li riguarda, oggi sciopereranno contro i tagli che penalizzano soprattutto i giudici più giovani le cui retribuzioni scenderebbero del 30%.
Nervosi anche i sindacati di polizia che presto saranno in piazza e protestano anche le associazioni di invalidi secondo i quali è assurda la modifica presentata ieri dal governo che esclude dalla pensione coloro che hanno meno dell'85% di invalidità ad eccezione di alcune patologie come i cardiopatici o i ciechi. Secondo le associazioni chi soffre di due menomazioni che sommate determinano invalidità dell'85% resterebbero infgiustamente esclusi dalla rendita.
Anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parla di «modifiche peggiori del testo iniziale» e annuncia iniziative pubbliche per il 16-17 luglio. Da segnalare anche l'allarme della Corte dei Conti sulla norma che vieta ai Comuni piccoli e medi di costituire società e che impone la dismissione di eventuali partecipazioni entro la fine dell'anno. Secondo la magistratura contabile si tratterebbe di una disposizione: «dirompente che può provocare un rischio di svendita».
Tremonti intanto, durante un incontro con i senatori Pdl ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche. «Il Paese stia tranquillo - ha detto - la finanziaria uscirà, dal Parlamento, seria e solida e a saldi e soldi invariati». Il ministro ha parlato di «manovra dal volto umano» spiegando che non si è fatta «macelleria sociale poiché se altri Stati hanno licenziato i dipendenti pubblici noi abbiamo solo bloccato gli scatti».
A palazzo Madama intanto proseguono i Lavori della Commissione Bilancio che dovrebbe consegnare la manovra all'aula il prossimo 6 luglio. La novità più importante emersa ieri riguarda i fondi immobiliari chiusi che non intendono adeguarsi alla nuova disciplina civilistica dettata dalla manovra stessa: questi fondi avranno tre anni di tempo (invece che 30 giorni) per chiudere l'operazione di liquidazione, ma la dilazione dei tempi avrà un costo.
Tra gli argomenti rimasti fuori dall'esame ci sono segmenti importanti della manovra come la scuola, la sanità e la sicurezza. Probabilmente su questi fronti arriveranno novità nelle prossime ore. Sembra esclusa, invece, qualsiasi forma di inasprimento fiscale sulle banche mentre una "mini-tax" potrebbe arrivare per le assicurazioni.
Allo studio anche l'ipotesi di introdurre nuove semplificazioni per le piccole e medie imprese.

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