ROMA Per moltissimi pendolari la prima sorpresa amara è stata la maximaggiorazione del pedaggio. La seconda sorpresa ancora più che amara è che si paga molto più di prima sia all'andata sia al ritorno, mica solo in entrata a Roma. Vittime di un agguato, senza giri di parole: così si sono raccontate le decine di migliaia di lavoratori costrette ogni giorno a passare dai quattro "varchi" autostradali che regolano l'accesso al grande raccordo anulare della capitale.
Chi frugava nella borsa imprecando alla ricerca di altri spiccioli, chi bloccava la colonna delle auto attendendo inutilmente che si alzasse la sbarra dopo aver gettato "il solito" nella cassa automatica, chi pensava che i display dessero i numeri. Ma anche chi si è impuntato nel voler tornare indietro per principio e pure chi ha avuto l'istinto "di spaccare tutto". Rabbia e indignazione degli automobilisti per l'impennata a forfait dei pedaggi: non certo roba da poco. Si parla, solo per le auto e le moto, di 60, 80 centesimi, ma anche di un euro e addirittura anche 1,40 e un 1,60 in più al giorno per i due passaggi di andata e ritorno. Una novità scoperta da tanti solo ieri mattina (nei giorni scorsi, insomma, nessun cartello, così come, in pratica, anche ieri): una novità affidata direttamente al muto display o, peggio ancora, al conto salatissimo che arriverà col Telepass.
«Quanto, scusi? - ha sgranato gli occhi Massimo con il casellante di Roma ovest, Maccarese Fregene - Due euro e 30 centesimi? Ma voi siete matti. Mi faccia tornare indietro, è una follia e non intendo lasciarvi altre monete». E' uno dei pendolari che non sapeva e che hanno determinato l'effetto imbuto, con molti che chiedevano assistenza pensando a terminali andati in tilt. «Ma qui segna due euro e 50 - è sbottato, sempre a Maccarese, un romano su furgone catalogato in classe B -, ora spacco tutto».
Code interminabili, alle 10 di ieri, anche a Fiano. Una lite continua nelle due file gestite dall'operatore, "impazzite" quelle affidate alle casse automatiche. Un unico cartello, affisso "alla buona", per avvertire dei rincari. «Praticamente - commenta Luigi, militare romano che lavora a Fiano - in questo modo al casello ci lascio un pezzo dello stipendio. È un'ingiustizia doppia: il raccordo e l'autostrada io, e tanti altri, manco le usiamo. Entro ed esco a Settebagni e ora ogni volta pago 1.50 invece di 1.20. Ma fare la Tiberina è impensabile: arriverei al lavoro a mezzogiorno». Franca, romana in gita in Sabina: «Non c'è stato da parte di Autostrade alcun comunicato. Per saperlo bisogna arrivare alla cassa, senza che a quel punto si possa tornare indietro, è un'imposizione».
Nella Valle dell'Aniene i pendolari forzati delle code sull'A24 sono ancora più inferociti: c'è chi pagherà più di autostrada che di carburante. Franco, infermiere di Subiaco, ha appena acquistato l'auto a gas: «Il pedaggio è arrivato ora a 7.20 euro e non posso lasciare l'automobile perché con i turni notturni non c'è il pullman. Gli stipendi dei dipendenti pubblici non aumenteranno per i prossimi tre anni, mentre l'autostrada sale ogni sei mesi». E più giù, a Tivoli, qualcuno, sull'onda dalla rabbia, si dice disposto a tornare nell'inferno della Tiburtina. E pensare che la nuova amministrazione comunale di centrodestra aveva promesso il taglio del pedaggio fino a Roma. Stessa babele alla barriera Roma sud: «C'è parecchia disinformazione racconta Michele, il casellante Tutti chiedono di quest'euro per il raccordo anulare e ci restano male quando sanno dell'aumento delle tariffe». «Non me l'aspettavo - esordisce Paolo, giovane pendolare di San Cesareo - Pensavo a un errore del display. Qui aumenta tutto tranne lo stipendio». Per Anna «è una follia che per fare 5 chilometri si debba sopportare un aumento di dieci centesimi, meglio allora aumentare il bollo».
Per chi entra ed esce dalla città "dazio" da 35-40 milioni annui. Roma Sud sarà il casello più "redditizio". Allarme congestione: sulle consolari si stimano oltre 70 mila auto in più
ROMA - La tariffa pro Anas, voluta dal governo costerà ai romani dai 35 ai 40 milioni di euro annui a regime. E' questa la stima, forse per difetto, elaborata dai concessionari privati di quanto frutterà allo Stato il pedaggio per chi entra ed esce dal grande raccordo anulare di Roma. Una vera stangata a tutto campo che colpisce, in maniera pesante, anche chi percorre pochi chilometri e si reca fuori Roma o dentro la Capitale per lavoro.
Anche perché il dato non tiene conto dell'Iva che si aggiunge alla tariffa. Il casello che darà più soddisfazioni, se così si può dire, sarà probabilmente quello di Roma Sud, il più trafficato. Ma proprio la grande mole di autovetture e camion che transita nello snodo della Capitale - e che non può certo utilizzare vie alternative - assicurerà introiti certi e crescenti.
Del resto, almeno in questa fase, resta strategica la necessità di fare cassa. E di puntare proprio su Roma. Su 26 caselli già esistenti in cui scatterà l'aumento, ben 9 sono solo su Roma. Per la Roma-Fiumicino - i cui introiti arriveranno il prossimo anno, è solo questione di tempo.
I 35 milioni in più, è bene chiarire subito, sono una extra tariffa perchè attraversare gli svincoli autostradali di accesso a Roma aveva già un costo, ora con l'aumento previsto dalla manovra c'è una ulteriore penalizzazione sia per i pendolari che per i piccoli imprenditori. Senza contare che proprio per sfuggire ai nuovi incrementi c'è il rischio concreto di una spostamento in massa sulle strade consolari, ancora libere da gabelle. Che comporta evidentemente nuovi congestionamenti.
I Verdi con Angelo Bonelli parlano di danni ambientali che si aggiungono ovviamente a quelli economici. «Abbiamo calcolato - spiga - che qualora fosse applicato il pedaggio previsto dalle misure della manovra sul Grande Raccordo Anulare e sulla Roma-Fiumicino avremmo circa 70 mila auto in più, e la stima è per difetto, che userebbero le strade interne della capitale con un notevole aumento dell'inquinamento dell'aria, acustico e della congestione del traffico a Roma».
Dei danni economici parlano non solo esponenti di Confindustria e Confcommercio, ma tutti gli operatori preoccupati per i riflessi che gli aumenti avranno sui consumatori. E a fare i conti sono quelli del comparto agroalimentare. Per la società di gestione del centro Agroalimentare romano, uno dei più importanti d'Italia: «dopo aver favorito il decentramento degli ortomercati all'ingrosso, adesso lo Stato ci penalizza proprio perchè decentrati». Il danno è evidente. «I nostri operatori per soli 2 chilometri sull'A24 - spiega - pagheranno fino ad 80 centesimi in più al giorno per ogni transito». Più 14% per i veicoli delle Classi A e B; +22% per i veicoli di Classe 3; +21% per i veicoli della Classe 4; +24% per i veicoli della classe 5 (Tir)». Gli effetti saranno evidenti sui banchi dei mercati rionali romani e sulle tavole dei ristoranti.