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Pescara, 22/04/2026
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Data: 02/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, non vale il tetto dei 40 anni. Poi il governo fa marcia indietro. Sacconi: solo un «refuso» l'aumento del requisito contributivo

ROMA La silenziosa riforma delle pensioni avviata un anno fa dal governo incontra un primo ostacolo: ieri il governo ha fatto una brusca marcia indietro su un emendamento alla manovra estiva in base al quale, a partire dal 2016, non sarebbero più bastati i 40 anni di contributi per maturare il diritto alla pensione indipendentemente dall'età anagrafica. La protesta dei sindacati, con in prima linea la Cisl, ha spinto il ministro Sacconi a definire «un refuso» due righe dell'emendamento 12.1000 a firma Antonio Azzollini, che oltre a essere presidente della commissione Bilancio del Senato è relatore del provvedimento: esattamente le due righe in cui si specificava che anche il requisito dei 40 anni, oltre a quelli anagrafici, sarebbe stato interessato dall'agganciamento all'aspettativa di vita.
Nella stessa proposta di modifica sono contenute altre novità in materia previdenziale: verrebbero ridotti per 87 milioni i fondi ai patronati (ossia gli enti costituiti da sindacati o associazioni per assistere i pensionati) mentre diventerebbe onerosa la ricongiunzione dei contributi presso l'Inps per i lavoratori dipendenti che abbiano contributi presso l'Inpdap o fondi speciali.
L'emendamento Azzollini sulle pensioni, come gli altri firmati dal relatore, dovrebbe riflettere le modifiche accettate dal governo; anche perché la stesura delle norme è complessa e richiede quindi il supporto degli uffici legislativi dei dicasteri interessati. Nel caso specifico, il testo comprende la stretta sulle pensioni di vecchiaia delle dipendenti pubbliche voluta dall'Unione europea (dal 2012 il requisito passa da 61 a 65 anni) e una "risistemazione" del legame tra uscita dal lavoro e aspettativa di vita introdotto con il decreto anti-crisi della scorsa estate. Quella norma, fissato il principio, lasciava in sospeso i dettagli applicativi. Qualche settimana fa a precisare la materia era già intervenuto un regolamento del ministero del Lavoro: ora si è deciso evidentemente di fissare ulteriori paletti per legge.
L'emendamento prevede quindi che a partire dal 2016 l'età in cui si matura il diritto alla pensione sia incrementata (con cadenza triennale) in base all'allungamento della speranza di vita. L'incremento riguarderà sia i 65 anni della pensione di vecchiaia (60 per le dipendenti private) sia i requisiti previsti per la pensione di anzianità con il sistema delle quote (che a regime saranno compresi tra i 61 e i 63 anni); alla prima applicazione del nuovo meccanismo la maggiorazione non potrà superare i tre mesi.
Nello stesso comma viene menzionato esplicitamente, come interessato dalla novità, anche il requisito dei 40 anni per il conseguimento del diritto alla pensione indipendentemente dall'età anagrafica. Ma su quest'ultimo punto, dopo alcune esitazioni iniziali, c'è stata la marcia indietro di Sacconi: secondo il ministro questa specifica innovazione non rientrava nelle intenzioni del governo e nemmeno del relatore.
Di fatto quindi, già dal 2011 saranno necessari 41 anni di contributi per andare in pensione indipendentemente dell'età: con l'incremento legato alla speranza di vita la soglia si sarebbe alzata ulteriormente.
Oggi comunque Azzollini presenterà con tutta probabilità una nuova versione dell'emendamento, che farà salvi i 40 anni. I tempi del via libera in commissione potrebbero slittare all'inizio della prossima settimana.
Ieri intanto il ministero dell'Economia ha diffuso i dati del fabbisogno dello Stato relativi a giugno. Nel mese che si è appena concluso (interessato dalle entrate dei versamenti fiscali) c'è stato un avanzo di 4,3 miliardi, inferiore a quello di giugno 2009 che era stato di 6,2. Il peggioramento dipende essenzialmente dal venir meno di imposte straordinarie a carico delle imprese. Nei primi sei mesi 2010 comunque il fabbisogno (cioè il disavanzo) cumulato risulta meno pesante di quello dello stesso periodo dell'anno precedente (45,8 miliardi invece di 50).

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