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Data: 02/07/2010
Testata giornalistica: Rassegna.it
Dal 2016 in pensione più tardi se si alza l'età media. No della Cisl a innalzamento età

L'innalzamento periodico dei requisiti sarà legato a un decreto ministeriale da emanarsi ogni tre anni. La novità contenuta nell'emendamento del relatore Azzolini alla manovra, attualmente all'esame della commissione Bilancio del Senato
foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)
Sarà posticipato dal primo gennaio del 2015 al primo gennaio dell'anno successivo l'adeguamento periodico dei requisiti di pensionamento legati all'aspettativa di vita. La novità è contenuta nell'emendamento del relatore Azzolini alla manovra, attualmente all'esame della commissione Bilancio del Senato e che fra l'altro conferma l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione.

L'incremento dei requisiti dal primo gennaio 2016 è stimato in 3 mesi, evidenzia la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato. Strada facendo si arriverà a un adeguamento "cumulato" nel 2050 di 3 anni e mezzo. Con il nuovo articolo, nel dettaglio, si stabilisce che, dal 1 gennaio 2016, tutti i requisiti per la maturazione della pensione (sia di anzianità sia di vecchiaia) saranno aggiornati a cadenza triennale con un decreto direttoriale del ministero del Lavoro, di concerto con l'Economia, che dovrà essere emanato almeno 12 mesi prima della decorrenza di ogni aggiornamento.

La "riforma" delle pensioni era stata prevista dal decreto legge 112 dello scorso anno e ora viene in parte modificata. I risparmi che arriveranno da questo adeguamento periodico sono pari, tra il 2016 e il 2020, a circa 7,8 miliardi. È quanto prevede una tabella contenuta nella relazione tecnica all'emendamento. "Il numero di soggetti annui che maturano i requisiti interessati nel periodo 2016-2020 è pari a circa 400mila in media". Dalla misura derivano infine le seguenti economie, sempre secondo quanto si legge nella relazione tecnica: 60 milioni nel 2016, 800 milioni nel 2017, 1,7 miliardi nel 2018, 1,9 nel 2019 e oltre 3,3 miliardi nel 2020.

Pensioni, no della Cisl a innalzamento età

No anche della Cisl all'emendamento sull'innalzamento del requisito dei 40 anni di contributi per andare in pensione. "AI lavoratori che hanno gia' raggiunto 40 anni di contribuzione con la manovra correttiva e' stato chiesto un sacrificio enorme, applicando anche a loro la finestra scorrevole di 12 mesi. Ora e' necessario evitare che debbano subire, dopo il 2015, ulteriori penalizzazioni". Lo ha dichiarato il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni.

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