Alla fine tra i berlusconiani sembra prevalere la linea morbida. L'assicurazione del presidente del Senato Renato Schifani che il ddl Intercettazioni verrà esaminato a Palazzo Madama dopo l'estate sembra far cadere l'ipotesi di un possibile tentativo di blitz da parte del Pdl che sarebbe potuto essere di due tipi: voto subito alla Camera senza cambiare nulla; o modifiche, ma forzando i tempi per veder approvato il ddl anche dal Senato entro i primi d'agosto. Magari con la fiducia.
Ipotesi circolate con insistenza in queste ore. Probabilmente, si spiega nella maggioranza, all'ammorbidimento dei toni avrebbe contribuito la dura presa di posizione del capo dello Stato che da Malta ha ribadito: io non do suggerimenti di sorta. Si sa benissimo quali sono i punti di criticità del provvedimento. Le preoccupazioni sono state già sottolineate «nei rapporti con esponenti di maggioranza e di governo». Il testo verrà valutato dal Colle a tempo debito e cioè dopo che sarà licenziato dalle Camere. La puntualizzazione, si commenta nel centrodestra, avrebbe disinnescato il braccio di ferro che si era cercato di avviare con il Quirinale.
Anche nella Consulta della Giustizia del Pdl di ieri, infatti, il ragionamento era chiaro: ora è prematuro pensare agli emendamenti. Meglio attendere indicazioni da governo e Quirinale perchè altrimenti si corre il rischio che il ddl cambi di nuovo senza avere la certezza che il Colle lo firmi e la Consulta non lo bocci. Una sorta di invito a Napolitano, insomma, a uscire allo scoperto per avere la garanzia poi che nulla cambi. La precisazione del capo dello Stato arriva però come una doccia fredda nel Pdl e crea una visibile irritazione nei vertici del partito e nel premier. Irritazione che diventa più palpabile per l'ennesima presa di distanza del presidente della Camera Gianfranco Fini che subito dopo Napolitano, avverte: l' allarme lanciato dal Procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso deve spingere ad una riflessione sul ddl intercettazioni. Il messaggio del co-fondatore è esplicito: se si forza sui tempi o si sceglie di non modificare il testo, i finiani potrebbero anche votare contro.
Il presidente della Repubblica sceglia parole nette e ricorda che il ddl presenta «punti critici ben chiari», e mentre la Lega promette una «mediazione», lo scontro si riaccende nel Pdl. Napolitano da Malta sottolinea che sono rimasti «inascoltati» i suoi consigli sul calendario parlamentare e lancia un avvertimento alla maggioranza: mi riservo, dice, «la valutazione finale». Del resto, osserva, i «punti critici» emersi nel dibattito «ovviamente» sono «gli stessi cui si riferiscono le preoccupazioni della Presidenza della Repubblica e ciò non si è mancato di sottolineare nei rapporti con esponenti di maggioranza e di governo». Bossi in mattinata aveva fatto sfoggio di ottimismo: «Si deve trovare una mediazione e la troveremo».
Incalzati così dall'asse Napolitano-Fini; dalla polemica scoppiata sul Lodo Alfano che si punta a modificare per ampliare lo scudo a premier e ministri; con una piazza gremita che chiede il ritiro del provvedimento, nel Pdl si sceglie di non arrivare al muro contro muro. E così, in serata, il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello apre all'ipotesi di modificare il testo. Anche il leader della Lega Umberto Bossi usa toni soft assicurando che una mediazione sul tema si sarebbe trovata. Intanto i capigruppo di Pd, Udc e Idv in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, Roberto Rao e Federico Palomba chiedono più tempo per esaminare il testo. Ma il presidente della commissione Giulia Bongiorno ribadisce di non poter far nulla: i tempi per il dibattito in Aula, ricorda, sono stati decisi dalla conferenza dei capigruppo. E toccherebbe a loro decidere di allungarli. Clima teso dunque nella maggioranza. tanto che il presidente del Consiglio appena rientrato a Roma da un lungo viaggio in America, ha convocato a Palazzo Grazioli il Guardasigilli Angelino Alfano, Niccolò Ghedini e il sottosegretario Gianni Letta.