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Pescara, 22/04/2026
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02/07/2010
Il Messaggero
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Pomigliano, incontro Fiat-sindacati la prossima settimana. La Fiom: pronti a riaprire il tavolo se l'azienda rispetterà le leggi. Sacconi: «La Panda si farà in Italia, non c'è un piano C»
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ROMA La Fiom tutta formalizza il «no» all'accordo su Pomigliano. Anche se si dice disposta a riaprire il tavolo con la Fiat «a patto che l'azienda rispetti le leggi». Cioè se offrirà garanzie sul diritto di sciopero e sulla questione delle assenze sul posto di lavoro. Un «no» deciso all'unanimità, al termine dell'assemblea dei delegati delle "tute blu" della Cgil che, per la verità, era assolutamente scontato. Così come scontata era la reiterata richiesta del leader sindacale, Maurizio Landini, di riavviare il negoziato con il Lingotto. Inserendovi anche il futuro dell'impianto di Termini Imerese che la casa torinese dà per chiuso da tempo. Niente da fare: la Fiat non aveva e non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo, se non con le sigle firmatarie dell'accordo e solo per avviare la riorganizzazione del lavoro nello stabilimento campano, mettendovi anche 700 milioni. Altre strade, a Torino, non sono neppure ipotizzate. Sarà un tavolo nuovo, appunto, a decidere tempi e modi dell'avvio di Pomigliano 2 con la produzione della Panda che verrà trasferita dalla fabbrica polacca di Tichy. Sfumata l'idea di una Newco, è stato allontanato anche il rischio che Sergio Marchionne decidesse di mantenere in Polonia anche la Panda dopo la richiesta ufficiale della Fiat al governo di Varsavia di avere contributi per la produzione della "Y". Richiesta che fa presumere come il Lingotto ormai abbia deciso la localizzazione dei due poli produttivi. Ne è convinto anche il ministro del Welfare Sacconi: «La Panda andrà a Pomigliano nonostante tutto. Non c'è un piano C». Che il tavolo sarà aperto è scontato: i sindacati aspettano solo la convocazione che sarà fissata, verosimilmente, per la prossima settimana anche se a Torino, ufficialmente, non trapela nulla. Il pressing continuo e quasi asfissiante delle organizzazioni che hanno firmato l'intesa e quello di Confindustria è un segnale evidente che il vertice ci sarà. E' slittato semplicemente perché Marchionne nei giorni scorsi era negli Usa ed Epifani sta tornando dal Canada dove ha partecipato al congresso mondiale dei sindacati. E poi l'azienda voleva anche aspettare l'esito dell'assemblea della Fiom di ieri per verificare un possibile, ma improbabile, riavvicinamento delle "tute blu" cigielline con la riapertura del tavolo delle trattative. Eloquente, quasi provocatoria, una dichiarazione del segretario della Fismic, Roberto Di Maulo, per fotografare la realtà: «La Fiom non riesce a capire che non c'è alcuna trattativa da riaprire, ma che il negoziato con la Fiat è finito con l'accordo di Roma del 15 giugno».
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